LA NOIA testo e regia Manuel Di Martino

Al Ridotto del Mercadante dal 30 aprile al 10 maggio 2026

Servizio di Rita Felerico

Ripensare a romanzi come La nausea di Sartre, scritto nel 1938, e a La noia, di Moravia, che vide la luce nel 1960, è stato per me conseguenziale mentre assistevo a La noia di Manuel Di Martino, diplomato alla scuola del Teatro di Napoli nel 2021, con Renato Carpentieri, e premiato più volte come attore, regista, drammaturgo.

Il testo di questo spettacolo, del quale è regista, prende spunto da un fatto di cronaca        del 2017. Scrive nelle note di regia Manuel: “Il 13 dicembre 2017, in provincia di Verona, Baffo – un senzatetto sessantasettenne di origini marocchine – viene bruciato vivo all’interno della sua auto da due ragazzi di 13 e 17 anni.  Ciò che mi turbò, quando lessi la notizia, oltre alla mostruosità della tragedia in sé, furono le affermazioni dei due giovani coinvolti. In particolare, attirarono la mia attenzione tre parole: noia, gioco, sogno. Se astratte dal contesto, queste parole risultano emblematiche dell’età giovanile: racchiudono l’essenza di un tempo scandito da pomeriggi assolati, giochi in strada e sogni proiettati nel futuro. In questo caso specifico, invece, diventano il fotogramma di un vuoto esistenziale che attraversa la mia generazione e quelle immediatamente successive”.

Manuel parla di vuoto esistenziale che attraversa la sua generazione e quelle immediatamente successive, simile come prima ricordavo, a quel senso di disfacimento sociale e politico descritto da Sartre prima della grande guerra, simile a quello descritto da Moravia, insieme alla frantumazione di valori etici e morali di una intera classe sociale, la borghesia. Non è un caso se a meravigliare Manuel sono le parole dei giovani disadattati -noia, gioco, sogno- che rimandano a quel vuoto esistenziale che li conduce all’efferato atto, come è accaduto a Renato, uno dei giovani protagonisti del racconto di Manuel, nonché ideatore del gioco -rito- al quale gli altri amici, annoiati come lui. scelgono di aderire e attuare.

Ogni settimana, a mezzanotte, i quattro giovani si incontrano in un appartamento privato, chiamato Il Tempio, dove, tra risate e tempo perso, si raccontano gli attimi di vita rubati e rivissuti nei giorni precedenti. Il gioco è semplice e ha regole ben precise e piuttosto rigide. Ciascuno deve far confessare ad un estraneo quale sia stato l’attimo più significativo della sua esistenza, e riviverlo il più rapidamente possibile”.

In una società senza riti, senza punti di riferimento, senza sane abitudini di relazione il vuoto esistenziale sul quale si affacciano le generazioni si tramanda, in modi e strutture diverse, ma si ripetono fino a quando il vuoto non verrà destrutturato e mutato. Sono passati diversi anni da quel 2017, il testo è forse lievitato in Manuel, ed è stato importante questo tempo: il risultato è una struttura e una trama che nella profondità del significato riesce ad essere facilmente seguibile. E questo grazie anche alle musiche di Gianluigi Montagnaro e all’armonico coordinamento fra il gioco delle luci di Desideria Angeloni, i costumi, di Giuseppe Avallone e le scene di Luigi Ferrigno.

Giampiero De Concilio (Renato), Marcello Manzella (Thomas), Francesco Roccasecca (Daniel) e Caterina Tieghi (Lara) sono i quattro giovani attori che riescono a condividere con professionalità e complicità di scena il dramma di Renato, che fin dall’inizio pone al pubblico domande sul senso della vita, come: “Se ti chiedessero di riassumere la tua vita in un singolo attimo, quale sceglieresti? […] Io ti sto chiedendo il momento più forte. Quello più intenso. Come se la vita all’improvviso ti avesse dato un morso” oppure “Quando ci sentiamo realmente vivi?”.  Renato non sopporterà la sua esperienza esistenziale e cadrà nel buio della noia. La noia non è solo monotonia o tedio, ma un malessere profondo che rivela l’assenza di un ordine naturale e la incapacità degli esseri umani di dare significato alla propria vita.

Curata quindi la regia, la messa in scena del palcoscenico, il dialogo fra gli attori, che riescono a caratterizzare i personaggi e farli emergere ognuno con i personali problemi e irrisolte fragilità. Una produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale che potrebbe essere proposta nelle scuole per favorire dibattiti su varie tematiche e puntare l’attenzione sullo stato delle relazioni umane, tanto più che si tratterebbe di un confronto fra giovani che spesso non hanno spazi adatti di discussione. Un augurio di successo a tutti anche in questa direzione.

LA NOIA
testo e regia Manuel Di Martino
con Giampiero De Concilio, Marcello Manzella, Francesco Roccasecca, Caterina Tieghi
scene Luigi Ferrigno
costumi Giuseppe Avallone
luci Desideria Angeloni
musiche Gianluigi Montagnaro
assistente alla regia Sabrina Nastri
assistente ai costumi volontaria Martina Porcelli
assistente ai costumi tirocinanteAccademia di Belle Arti di Napoli”  Consuelo Guadalupe Benitez
assistente alle scene tirocinanteAccademia di Belle Arti di Napoli”  Salvatore Esposito
direttrice di scena Teresa Cibelli
fonico Guido Marziale
macchinista Roberta Torriero
il brano In the dark è di Gianluigi Montagnaro e Igor “I FLY” Tonso
foto di scena Ivan Nocera
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

 

 

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