Sentire classico, vivere Pompeii Theatrum Mundi

Nona edizione della rassegna POMPEII THEATRUM MUNDI 2026 un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del Parco Archeologico di Pompei - dal 18 giugno al 12 luglio 2026 al Teatro Grande del Sito di Pompei

Servizio di Rita Felerico

Sono già in vendita dal 2 aprile i biglietti per gli spettacoli del Festival Pompeii Theatrum Mundi 2026, con offerte vantaggiosissime come la formula card, con la conferma come per gli scorsi anni del pullman che traghetterà gli spettatori da Napoli a Pompei e viceversa, e la possibilità  per gli spettatori di organizzarsi in modo indipendente - scrive nelle sue note all’edizione il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel –  per  essere anche esploratori di una parte dell'area archeologica di Pompei: in occasione delle serate di teatro infatti apriamo il cosiddetto Foro triangolare, in prossimità del Teatro grande, dove si svolge Theatrum Mundi e dove era ubicato uno dei più antichi santuari della città antica, ovvero quello di Atena”. Tutti motivi che spingono a partecipare alle rappresentazioni e ad immaginare un pubblico sempre più ampio, ma la conferenza stampa ha messo in luce i vari aspetti che danno valore al Festival, le intenzioni di un progetto che si pone e si vuole porre come una delle più importanti e valide iniziative culturali a livello nazionale e internazionale. Questo ha sottolineato Luciano Cannito, Presidente del Teatro Nazionale – Teatro di Napoli, indicando Pompei e Siracusa come focus di un notevole flusso turistico, sempre in crescita e all’attenzione di un pubblico non solo italiano, dando merito anche all’impegno dei membri del cda del Teatro, per la prima volta presenti in conferenza stampa, e alla collaborazione con la Fondazione Inda, presente il sovrintendente, Daniele Pitteri.

E da Siracusa nella cavea di Pompei si allestiranno ben due spettacoli, gli unici che inizieranno alle h20.00 per rimarcare i tempi della classicità, l’Alcesti di Euripide, per la regia di Filippo Dini e I Persiani di Eschilo, per la regia di Ollè.  Ad aprire il festival Le Baccanti di Euripide, per la regia di Theodoros Terzopoulos, una produzione di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e a seguire L.A.V.A., una creazione in anteprima nazionale qui in versione site-specific dei coreografi Emio Greco, Pieter C. Scholten in sintonia con Roberto Zappalà, prodotto da ICK Dans Amsterdam e il teatro Stabile di Catania.

Gli interventi in video dei registi possono unificarsi nel segno della grande emozione che l’esperienza  del Festival donerà ai suoi attori e protagonisti , ogni spettacolo è di per sé un percorso, un viaggio di sentimenti e volontà per raggiungere la meta, coordinato da una organizzazione tecnica e di accoglienza ( pensiamo solo all’allestimento dei camerini )  che – come ha confidato Mimmo Basso , direttore generale del Teatro Mercadante – è sempre molto apprezzata  dagli attori e artisti ospiti.

Le parole del Sindaco Gaetano Manfredi hanno sottolineato il valore della classicità, un valore di sempre del classico e del teatro, che possiede non solo peso culturale ma politico, e l’alleanza con Pompei è una alleanza speciale, dice, che offre la possibilità di un’ampia fruizione dei siti archeologici. Il sostegno della città al suo teatro sarà sempre presente e nel tempo più incisiva, dando pieno vigore alla coesione istituzionale che si è creata per sostenere il Festival. Una coesione e una armonia di intenti sui quali ha puntato anche la testimonianza dell’assessore alla Cultura della Regione Ninni Cutaia non straniero alla storia del Mercadante e della cultura a Napoli.  Ha prospettato anche un possibile, più incisivo impegno economico da parte della Regione che potrà portare anche ad un maggior numero di repliche, un impegno che si lega anche – secondo la testimonianza in video di Mollicone – alla Legge 40 del 2026, agli eventi di Italia in scena.    

Il senso e il significato più vero di Pompeii Theatrum Mundi lo ha comunque espresso Roberto Andò, Direttore Artistico del Mercadante: “Cosa significa Pompei? Tornare in un luogo dove misurare le difficoltà di questo mondo, dove pensavamo si fossero consolidate delle certezze, come quella del Diritto Internazionale. In un annus horribilis come quello che stiamo vivendo, in cui si espande l’orrore della guerra e il potere mostra il volto osceno di tiranni, disposti a sacrificare migliaia di vittime umane per realizzare assurdi disegni di dominio, tornare a sedere sulle pietre di Pompei, per ritrovare storie antiche in modo nuovo, significa ancora una volta delegare all’arte del teatro un mandato essenziale: circoscrivere uno spazio e un tempo in cui restare umani”

Le Baccanti sono l’epopea di gente che fugge, al centro c’è Dioniso, il dio non riconosciuto, l’Alcesti è il ritorno delle donne dall’orrore della guerra, I Persiani dicono dell’arroganza del potere, dell’incapacità di assumere con dignità la sconfitta. E come sottolineato da Gabriel Zuchtriegel classico non è solo pensare e riflettere sulla democrazia e sulla civitas, ma sulla tragedia della democrazia, sui riti disconosciuti.  Il tema è sempre uguale: chi siamo e perché siamo qua? Il teatro del V° sec presente in larga misura in questa edizione del festival narra di avvenimenti che riportano alla mente del Direttore del sito archeologico più famoso al mondo una frase di Sallustio: queste cose non sono mai accadute, ma sono sempre.

 

Programma____________________________________________________

18 > 20 giugno | ore 21.00 PRIMA ASSOLUTA

LE BACCANTI di Euripide - regia Theodoros Terzopoulos

una produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Teatro di Roma – Teatro Nazionale


26 > 27 giugno | ore 21.00 ANTEPRIMA NAZIONALE

L.A.V.A. coreografia, concept, luce, suono e set

Emio Greco | Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà

una produzione Ick Dans Amsterdam Scenario Pubblico

Compagnia Zappalà Danza

 

3 > 5 luglio | ore 20.00

ALCESTI di Euripide regia Filippo Dini

una produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico, Teatro Stabile del Veneto

 

10 > 12 luglio | ore 20.00

I PERSIANI di Eschilo regia Àlex Ollè

una produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico

 

Singole schede____________________________________________________

18, 19, 20 giugno | ore 21.00 | prima assoluta
LE BACCANTI di Euripide
regia, adattamento, scene, luci e costumi Theodoros Terzopoulos
musiche originali Panagiotis Velianitis
regista assistente e collaboratore alla drammaturgia Savvas Stroumpos
assistente alla regia Stravos Papadopoulos
assistente alla drammaturgia e alla traduzione Michalis Traitsis
con Roberto Latini (Dioniso), Alvia Reale (Agave), Enzo Vetrano (Cadmo), Stefano Randisi (Tiresia), Marco Cacciola (Penteo), Paolo Musio (Corifeo), Gemma Carbone (Corifea), Giulio Germano Cervi (Primo Messaggero), Rocco Ancarola (Secondo Messaggero)
coro (in o.a.) Francesco Cafiero, Bianca Cavallotti, Brigida Cesareo, Riccardo Dell’Era, Davide Giabbani, Federico Girelli, Bianca Mangelli, Marica Nicolai, Nicoletta Nobile, Giorgio Ronco, Matteo Sangalli, Magdalena Soldati
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Attis Theatre Company

Il grande Maestro greco Theodoros Terzopoulos porta in scena per la settima volta il testo di Euripide. Dioniso è l’archetipo del rifugiato e l’arte del teatro un viaggio di rifugiati con continue trasformazioni.

«Baccanti è una tragedia emblematica per la mia visione teatrale, dichiara il regista. È di estrema importanza proporre Baccanti in questo momento, laddove Dioniso incarna l’archetipo del rifugiato, partito da Tmolos tremila anni fa, ha viaggiato nelle zone di guerra del Medio Oriente, per finire, oggi, nel mar Mediterraneo, sulle coste di Creta o Lampedusa. Il suo tragitto ci ricorda che l’arte del teatro è un viaggio infinito, percorso da persone in fuga, in continua trasformazione, che il Male si può mascherare da Merito e viceversa, e che l’enigma della morte racchiude una prospettiva di vita; ci ricorda che la Parola è Terra, che la Conoscenza è Consapevolezza, la Passione è Negazione e l’Armonia è la sua Contraddizione. Dioniso sale sul palco e ci invita a rompere, insieme, lo specchio del narcisismo, lasciando che i suoi frammenti diano vita a una nuova immagine. Torna da noi come uno straniero e ci invita a sacrificare il nostro corpo sull’altare dell’Ignoto e del Trascendente. In tempi difficili, come i nostri, mentre il faro del teatro continua a illuminare se stesso, Dioniso ci invita a illuminare il futuro con la luce della vita, e ricostruirci, insieme, come Mito».

 

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26 e 27 giugno| ore 21.00 | anteprima nazionale

L.A.V.A.

coreografia, concept, luce, suono e set:

Emio Greco | Pieter C. Scholten | Roberto Zappalà

con Danzatori ICK Dans Amsterdam | Danzatori Compagnia Zappalà Danza

musica e sound design Salvador Breed

costumi Clifford Portier

produzione ICK Dans Amsterdam e Scenario Pubblico Compagnia Zappalà Danza

co-produzione Teatro Stabile di Catania

in collaborazione con Meervaart Theater Amsterdam, Julidans Festival,

Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

 

 

Nel sito archeologico di Pompei, ICK Dans Amsterdam e Scenario Pubblico | Compagnia Zappalà Danza presentano l’anteprima di L.A.V.A., una nuova coproduzione internazionale firmata da Emio Greco | Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà, che riunisce in scena le due compagnie.

Presentata qui in una versione site-specific unica, la performance si sviluppa in dialogo diretto con il paesaggio storico, dove l’incontro tra due universi coreografici acquista un’ulteriore intensità fisica.

L.A.V.A. traccia un sottile parallelismo tra le forze geologiche e gli impulsi umani. Così come il magma si accumula sotto la terra prima di trovare una linea di frattura, anche nei corpi e nelle società le tensioni si addensano. Il titolo evoca inoltre un ciclo: lotta, avversione, vuoto, astrazione – una traiettoria che conduce dalla pressione e dal conflitto verso la trasformazione.

Ciò che prende forma è un viaggio intensamente fisico e sonoro attraverso un paesaggio di tensione, resistenza e flussi sotterranei. All’interno di uno spazio performativo condiviso, linguaggi di movimento contrastanti si scontrano per liberare nuove forme di danza - grezze, stratificate e imprevedibili. I corpi si avvicinano, collidono e si riaprono di nuovo. L’intensità non nasce dall’armonia, ma dall’attrito. Possiamo sostenere la differenza - e iniziare a riconoscerla come terreno fertile?

Il paesaggio sonoro di Salvador Breed agisce come una forza autonoma all’interno della performance: un ambiente sonoro pulsante fatto di texture e ritmi elettronici. Risonanze profonde spingono la danza in avanti, la interrompono e la mantengono in uno stato di tensione costante.

 

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3, 4, 5 luglio | ore 20.00

ALCESTI di Euripide
Sandra Toffolatti (Ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti), Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle),  Filippo Dini (Ferete),  Bruno Ricci (Servo),
Carlo Orlando (Capo coro) coro Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase,
Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo,
scena Gregorio Zurla
costumi Alessio Rosati, assistente Giulia Giannino
musiche Paolo Fresu
disegno luci Pasquale Mari
regia Filippo Dini
traduzione Elena Fabbro
con Alessio Del Mastro (Apollo), Giulio Della Monica (Thanatos),
Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino, Dalila Toscanelli
movimenti Alessio Maria Romano
assistente alla regia Arianna Sorci
produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico, Teatro Stabile del Veneto

Il regista Filippo Dini mette in scena Alcesti, opera di Euripide che narra la storia di Admeto, re di Fere in Tessaglia, al quale il dio Apollo concede di sfuggire alla morte a condizione che qualcun altro si sacrifichi al suo posto. Quando giunge il momento, solo sua moglie Alcesti accetta di morire per lui. Nonostante l’intervento divino, la donna non può essere salvata e si avvia consapevolmente al sacrificio, dopo aver ottenuto dal marito la promessa di non sostituirla.

Dopo la morte di Alcesti, giunge a Fere Eracle che, ignaro della tragedia, chiede ospitalità ad Admeto. Il re, pur nel lutto, lo accoglie; ma quando l’eroe scopre la verità, decide di affrontare la Morte e riportare Alcesti tra i vivi.  Admeto dopo essersi convinto decide di togliere il velo alla donna e scoprire così che si tratta si sua moglie Alcesti, tornata dall’Ade, che dovrà restare in silenzio per tre giorni prima di essere pienamente restituita del tutto alla vita.

 

Nelle sue note di regia, Filippo Dini dichiara: “Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale.

Al tempo stesso Alcesti è, per i filosofi, la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente, quindi una pratica di valorizzazione di tutto ciò che c’è di prezioso e sacro nell’atto di vivere, proprio perché Alcesti è una “tragedia a lieto fine”.

 

Che di lieto in realtà conserva ben poco. Come Hitchcock farà un paio di millenni dopo in Psyco, Euripide fa morire la sua protagonista a metà del dramma. Alcesti muore e, in un certo senso, il percorso tragico della nostra storia si conclude. L’arrivo di Eracle, così goffo, così incerto, così grottesco, così fuori luogo e scandaloso, riapre in modo tutto nuovo il racconto destabilizzandoci a tal punto che non siamo nemmeno più sicuri di riconoscerla in quanto “tragedia”.

Alcesti fa paura perché su tutto, fin dal principio, sopra a tutta questa portentosa e irresistibile macchina teatrale, perfetta nella sua struttura, chiarissima e allo stesso tempo sfuggente, incombe l’ombra di Ananke, la divinità che personifica il sistema di pensiero della tragedia antica: il nodo del fato che nessuno può sciogliere, nemmeno gli dei e che lega tutti a tutto.

Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto. E fa paura perché ritorna dall’Ade. Quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna dalla morte. La donna che torna da laggiù non è quella che è partita, ora questa Alcesti ha visto e fatto esperienza dell’orrore e della disperazione oltre ogni limite, quella che si ricongiunge al marito è l’essere più sacro e misterioso che si possa immaginare nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi.
Penso alla tragedia di Euripide e non posso non pensare, oggi, al percorso della donna nella storia, dall’inizio dei tempi ad oggi, alla sua evoluzione, alle sue tragiche morti quotidiane, alla sua possibilità di tornare indietro dall’orrore e poter affrontare finalmente, l’oggetto del suo infinito amore”.

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10, 11 e 12 luglio | ore 20.00
I PERSIANI di Eschilo
regia Àlex Ollé
traduzione Walter Lapini
con Anna Bonaiuto (Atossa), Giuseppe Sartori (Messaggero),
Alessio Boni (Spettro di Dario), Massimo Nicolini (Serse),
Marco Maria Casazza (Capo coro), coro Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Antonello Cossia, Michele Cipriani,
Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Stefano Quatrosi, Roberto Trifirò,
scena Alfons Flores, assistente Sarah Bernardy
musiche Josep Sanou
video Joan Rodon
Elena Polic Greco, Simonetta Cartia
costumi Lluc Castells, assistente Aleix Garcia Valle
disegno luci Marco Filibeck
assistente alla regia Simo Ramon Vines
produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico

 

Dopo l’esordio al Teatro Greco di Siracusa, il regista spagnolo Àlex Ollé porta a Pompei la tragedia di Eschilo I Persiani, che narra la sconfitta dei Persiani a Salamina e il dolore di un popolo travolto dalla guerra. A Susa, capitale dell’Impero persiano, i vecchi dignitari vivono nell’angoscia: Serse, il gran re, è partito da tempo a capo di una massiccia spedizione contro Atene e ancora non fa ritorno. L’ansia diventa paura quando Atossa, madre di Serse, racconta un sogno inquietante: il figlio cade a terra, sconfitto, per mano di una puledra greca. Presto, il terrore si trasforma in realtà. Uno dei pochi superstiti giunge a Susa: la flotta persiana è stata accerchiata e annientata a Salamina. Atossa e il Coro evocano dall’Ade l’anima del defunto re Dario, padre di Serse. Infine, il re stesso torna: umiliato, con le vesti strappate, intona un lamento funebre per i giovani Persiani caduti, immerso in dolore e vergogna. Nelle sue note Ollé racconta che mettere in scena oggi I Persiani vuol dire far vivere un testo antico che parla ancora al nostro presente: guerre, politica, potere e dolore collettivo. Non vogliamo cambiare il senso del dramma, ma avvicinarlo allo sguardo del pubblico di oggi. I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile. Il cuore della nostra lettura è l’illusione della perpetuità del potere. In Atossa e in Serse emerge il desiderio di prolungare l’egemonia costruita da Dario, garantire continuità dinastica e mantenere un dominio che sembra immutabile.

 

Eschilo è stato spesso lodato per la sua empatia, e la sua tragedia è stata interpretata come un atto di grande umanità nel mostrare solidarietà con il dolore dei vinti. Senza negare la solidarietà verso il dolore persiano, I Persiani diventa anche un atto politico: la democrazia greca si contrappone alla dittatura persiana, mostrando la propria superiorità persino nel momento della sconfitta.

 

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Luciano Cannito - Presidente Teatro di Napoli – Teatro Nazionale_______________________________

Pompeii Theatrum Mundi non è soltanto un festival. È un incontro. È un ritorno alla fonte. È la gioia di riportare il teatro dove il teatro è nato.

Come Presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale sento ogni anno unemozione speciale nel vedere il sipario ideale alzarsi al Teatro Grande di Pompei. In questo luogo straordinario, dentro il sito archeologico più famoso del mondo, il teatro non è unambientazione: è una vocazione che si riaccende.

Aver costruito una stagione regolare a Pompei sotto la guida dello Stabile di Napoli è un fatto storico. Significa restituire continuità a uno spazio millenario, farlo tornare a essere vivo, attraversato da artisti, spettatori, lingue e visioni. Significa mettere in dialogo la memoria e il presente, senza retorica ma con passione e responsabilità.

Questa esperienza si inserisce in una visione più ampia: immaginare due grandi poli internazionali della stagione italiana nei teatri antichi, in particolare in una sorta di gemellaggio culturale con il Teatro Greco di Siracusa. Due luoghi simbolo del Mediterraneo che, attraverso il teatro contemporaneo, parlano al mondo e rafforzano il ruolo dellItalia come casa naturale della cultura classica che continua a reinventarsi.

Tutto questo è possibile anche grazie alla collaborazione preziosa e intelligente con il Parco Archeologico di Pompei e con il suo Direttore, Gabriel Zuchtriegel, con cui si è creato un dialogo fondato su fiducia, visione comune e rispetto reciproco tra tutela e creazione.

Il mio grazie va ai soci fondatori del Teatro Nazionale di Napoli, Regione Campania, Comune di Napoli e Città Metropolitana e al Ministero della Cultura, che sostengono con convinzione questo progetto.  Ringrazio in particolare il Presidente della Regione Roberto Fico, l’Assessore alla Cultura della Regione Ninni Cutaia, il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, per il sostegno e lattenzione costante verso un progetto che rappresenta un vero fiore allocchiello per il territorio e per il Paese.

Le ultime edizioni hanno dimostrato quanto questo festival sia amato dal pubblico e riconosciuto dagli artisti. Per questo il nostro desiderio è continuare a crescere con più spettacoli, più giorni di programmazione, più occasioni di incontro.

Pompeii Theatrum Mundi è prestigio, certo. Ma è soprattutto energia condivisa. È comunità. È futuro che nasce dalla bellezza antica.

Ed è un privilegio, ogni anno, poterlo vivere insieme.

 

Roberto Andò - Direttore artistico Teatro di Napoli – Teatro Nazionale __________________________
Il Festival Pompeii Theatrum Mundi, che ogni anno il Teatro Nazionale di Napoli realizza in collaborazione con il Parco Archeologico, è una preziosa occasione di confronto tra i classici della cultura greca e i grandi temi della contemporaneità.

Un maestro della scena come Theodoros Terzopoulos sceglie ancora una volta Le Baccanti e dichiara che il viaggio di Dioniso segue lo stesso destino dell’arte del teatro, “un viaggio infinito percorso da persone in fuga”. Per il regista greco Dioniso rappresenta infatti l’archetipo del rifugiato che, partito da Tmolos tremila anni fa, ha attraversato il Medio Oriente in guerra per approdare infine sulle coste di Creta o di Lampedusa. Ma è anche il medium per un viaggio nel paesaggio intricato della memoria, “una ricerca delle chiavi perdute dell’unità fra il corpo e il linguaggio”, come diceva molto bene Heiner Müller.

Àlex Ollè dirige la tragedia I Persiani e dice che metterla in scena oggi significa parlare al nostro presente di “guerre, politica, potere e dolore collettivo”. Il regista catalano sembra voler mostrare, attraverso la sua rilettura del testo di Eschilo, come i popoli perdenti diventino esemplari nell’assumere con dignità il peso della sconfitta e insieme l’errore fatale del potere di pensarsi sempre invincibile.

Filippo Dini dedica la sua lettura di Alcesti di Euripide al “percorso della donna nella Storia”, alla sua capacità “di tornare indietro dall’orrore” per affrontare finalmente “l’oggetto del suo infinito amore”.

Come vedete sono tematiche di cui oggi sentiamo in pieno la risonanza ma su cui la drammaturgia dei grandi scrittori classici rifletteva già nel V secolo.

Il quarto spettacolo di questa nona edizione di Pompei Theatrum Mundi che si svolgerà dal 18 giugno al 12 luglio sarà L.A.V.A. di Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà, una coproduzione internazionale che vede la collaborazione di grandi voci della coreografia mondiale per un progetto che adopera la metafora della lava come magma potente in cui si addensano, attraverso il sussulto della terra (o nella danza, il movimento dei corpi), tensioni e fratture che affiorano in modo imprevedibile e stratificato.

In un annus horribilis come quello che stiamo vivendo, in cui si espande l’orrore della guerra e il potere mostra il volto osceno di tiranni disposti a sacrificare migliaia di vittime umane per realizzare assurdi disegni di dominio, tornare a sedere sulle pietre di Pompei per ritrovare storie antiche in modo nuovo, significa ancora una volta delegare all’arte del teatro un mandato essenziale: circoscrivere uno spazio e un tempo in cui restare umani.

                                                                                                                                 

Gabriel Zuchtriegel - Direttore del Parco Archeologico di Pompei ______________________________

“La novità di quest'anno è che diamo la possibilità al pubblico degli spettacoli di essere anche esploratori di una parte dell'area archeologica di Pompei: in occasione delle serate di teatro apriamo il cosiddetto Foro triangolare, in prossimità del Teatro grande, dove si svolge Theatrum Mundi e dove era ubicato uno dei più antichi santuari della città antica, ovvero quello di Atena. Il sacro stava alla base delle società antiche, e non è possibile comprenderne l'evoluzione e le crisi senza contemplare anche questo aspetto della vita collettiva. Se l'ubicazione del tempio di Atena sulla roccia, lasciata a vista lungo il costone meridionale del santuario della dea a Pompei, può essere interpretata come un rimando alle acropoli greche, come quella di Atene, l'ubicazione del teatro sul pendio della "sacra roccia" evocava il teatro sul pendio meridionale dell'acropoli ateniese. Il programma di quest'anno attinge a tre grandi tragedie che sono andate in scena nel teatro di Atene durante il quinto secolo a.C.  - Le Baccanti e l’Alcesti di Euripide e I Persiani di Eschilo - sottolineando anche in tal modo la stratificazione e la complessità del mondo antico: Pompei ci parla del mondo romano, ma anche della cultura greca, di arte e teatro, e di come ci viene tramandata dai romani. “

Info
L’ingresso e la passeggiata nel quartiere dei teatri e al Foro triangolare, sarà possibile in tutte le date degli spettacoli della rassegna, a partire da due ore prima dell’inizio dello spettacolo.
Per chi desidera approfondire la conoscenza di questi luoghi, sarà possibile prenotare una visita guidata — per gruppi di massimo 25 persone — accompagnati da archeologi o storici dell’antichità de Le Nuvole – teatro, arte, scienza. Le visite si svolgono un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, al costo di 8 € a persona. Per informazioni e prenotazioni: visitepompei@lenuvole.com

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