Al Teatro Grande Pompei
il 18, 19 e 20 giugno alle ore 21.00 in prima assoluta.
Servizio di Rita Felerico
È il suono della
percussione che accoglie gli spettatori de Le Baccanti al Teatro Grande
di Pompei, un suono che invade senza nessuna remora il più nascosto luogo della
mente e delle viscere. Accompagna, scompigliando il sentire, l’andare dentro la
tragedia di dolore e di sofferenza che l’anziano Euripide lascia, come
testamento, alla nostra umanità nascosta e sconosciuta, che non si ha il
coraggio di guardare fino in fondo con occhi liberi e disincantati.
Chi siamo veramente
noi, quale il significato del buio, del male, del desiderio lacerante e
indomato che custodiamo dentro? possiamo
essere, diventare, trasmutare in altri noi restando ancorati a se stessi,
incapaci di ascoltarci e andare incontro all’altro?
Il Maestro greco Theodoros Terzopoulos apre la rassegna
del Theatrum Mundi 2026 promossa dal Teatro di Napoli – Teatro nazionale con
la sua ottava messa in scena della tragedia di Euripide, uno studio personale
sulla poetica del grande greco che è stato scandito nel tempo, ritoccando di
volta in volta aspetti diversi dei personaggi.
La
traduzione di Eduardo Sanguineti, con la visionarietà e drammatica
contemporaneità che la contraddistingue, accorpando echi medievali alle
assonanze del linguaggio moderno, accompagna l’azione, insieme alla musica che
in questa tragedia ha un ruolo fondamentale nel raccontare le vicende di Dioniso,
Agave – la madre di Penteo-, Penteo, Cadmo.
Ma è il Coro a segnare le vicende
e il divenire della tragedia, è il vero protagonista di questa edizione:
scandisce i fatti, determina il ritmo delle parole sorregge la musicalità. Il
Coro sussulta, vibra, canta, parla, recita, si lascia rapire dal dionisiaco, ne
esprime il senso e la forza, il dolore. Il senso della tragedia di Euripide è
nel Coro. Gli altri si affacciano al limite delle parole, cercano di andare
oltre, di spiegare quel dionisiaco che solo il Coro comunica al pubblico. Dioniso appare (volutamente?) alquanto
inquadrato, poco flessibile, così come Penteo, ancorato alle tradizioni e alla
sua leggenda comportamentale. Su tutta la vicenda predomina il pensiero e il
valore della follia, quell’andare fuori del sé, del femminile come interprete
del dionisiaco, della parola non imposta e ricercatrice di nuove verità.
I ‘vecchi’ della tragedia,
Cadmo (nonno di Penteo) e
Tiresia (indovino cieco)
assumono, in ‘abiti contemporanei’, una iconica postura di adattamento alle
situazioni del potere, attraversando i margini della scena con movimenti lenti,
nonostante la presenza vibrante di rossi ventagli. Il potere non si riesce a smuovere,
assume nuovi strumenti di violenza (si vedono scarpette rosse, lame, coltelli)
ma non muta la sua essenza.
La follia
considerata come elemento indotto dal dio, è in realtà stimolata dalla
situazione di ‘insolito’, dal ritrovato contatto con la natura che risulta
sconosciuta, dalle danze, dalla musica di sistri e tamburelli dal suono arcaico,
lì dove vuole condurci Euripide. E non è un caso che tali rituali siano soprattutto
femminili, le figure emarginate dalla vita politica e sociale delle polis,
confinate in casa, solo loro sanno più custodire il mistero arcaico della
vita. Le donne nel dionisiaco recuperano la loro autonomia, per quanto
temporanea e fittizia e gridano ‘l’altra verità’, anche se terribilmente
orrenda.

Come ha
dichiarato Roberto Andò nella conferenza stampa di presentazione della
rassegna, Dioniso incarna la figura del rifugiato, del teatro in fuga, in
cerca, sempre e per fortuna, di se stesso. Ed è significativo ricordare anche
le parole del regista greco pronunciate lo scorso anno in occasione della
giornata mondiale del teatro. “Mai come in questi tempi è necessario
comprendere il valore di questa giornata. L’ITI è nato nel 1948, all’indomani
della II Guerra Mondiale. Tra macerie, distruzione e milioni di persone (in
gran parte civili) uccise. Questa terribile ferita della storia trovava nella
cultura e nei tratti basilari espressi dalla Carta dell’UNESCO il proprio
fondamento per andare oltre, per costruire la comprensione reciproca tra i
popoli, nel rispetto delle molteplici differenze culturali, in ogni angolo di
mondo, donne e uomini di teatro oggi ricordano che la pratica della pace è il
compito che va costruito giorno per giorno, nella bellezza del conoscere,
contro ogni guerra, contro l’ignoranza che è la prima arma della guerra che distrugge
– ancora oggi – l’umanità intera”.
La dionisiaca follia
della pace, fatta di dialogo, di comprensione del diverso è il messaggio
forte di questa edizione delle Baccanti; molti giovani erano presenti a Pompei,
tanti provenienti da Atene venuti per una sola notte, per applaudire il Maestro
e il messaggio senza tempo di Euripide e della Tragedia.
18, 19, 20 giugno |
ore 21.00 | prima
assoluta
Teatro Grande Pompei
regia, adattamento, scene, luci e costumi Theodoros
Terzopoulos
musiche originali Panagiotis Velianitis
regista assistente e collaboratore alla drammaturgia Savvas Stroumpos
assistente alla regia Stravos Papadopoulos
assistente alla drammaturgia e alla traduzione Michalis Traitsis
con Roberto Latini (Dioniso), Alvia Reale (Agave),
Enzo Vetrano (Cadmo), Stefano Randisi (Tiresia), Marco
Cacciola (Penteo), Paolo Musio (Corifeo), Gemma
Carbone (Corifea), Giulio Germano Cervi (Primo
Messaggero), Rocco Ancarola (Secondo Messaggero)
coro (in o.a.) Francesco Cafiero, Bianca Cavallotti, Brigida Cesareo,
Riccardo Dell’Era, Davide Giabbani, Federico Girelli, Bianca Mangelli, Marica
Nicolai, Nicoletta Nobile, Giorgio Ronco, Matteo Sangalli, Magdalena Soldati
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro
Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Attis Theatre Company
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