Al
Teatro Grande
di Pompei 3 - 4 - 5 luglio 2026
Servizio di Rita Felerico
Pareri critici e diverse interpretazioni letterarie rendono Alcesti
un’opera quanto meno discussa, a suo modo avvolta da un alone di enigmatico mistero:
siamo dinanzi ad una tragedia o ad un dramma satirico? Il lieto fine della
trama infatti -che qualcuno definisce fiaba- annunciato all’inizio da Apollo,
appare contraddittorio con il tema affrontato che è la morte, i suoi oscuri
significati, la sua relazione con la vita. Andato in scena nel 438 a.C.,
nell’ambito di una tetralogia che comprendeva anche Cretesi, Alcmeone in Psofide e Telefo, l’Alcesti si potrebbe porre,
nella logica disposizione delle tragedie, al quarto posto, riservato ai drammi
satirici. Ma Alcesti non è un dramma satirico.

Appare contro ogni logica aspettativa anche la possibilità descritta da
Euripide, quella di mutare il corso del destino e in più da parte di una
donna, moglie e madre. Una donna – sebbene guidata da Eracle - sconfigge l’ombra
di Ananke, fulcro del pensiero della tragedia antica, sconfigge il nodo
di quel fato che nessuno può sciogliere (forse nemmeno gli dei?), il
fato che lega tutti a un sol tutto. Ma per forti sentimenti, tutto muta, per
l’amicizia senza resoconti di Eracle, per il grande amore – come ci si aspetta
debba possedere una moglie fedele e innamorata – di Alcesti, disposta a
sacrificare la sua vita donando la possibilità al suo consorte Admeto di
continuare ad esistere.
Si avvera la leggenda che vuole Thanatos disposto a rinunciare alla sua
vittima se qualcun altro si sacrifica al suo posto?
Ma l’Alcesti a che torna dall’Ade non è la stessa di prima, è una
persona ‘nuova‘ che ha affrontato le vicende della vita mutando e forzando sé
stessa. Dichiara Filippo Dini, regista e interprete: “Penso alla
tragedia di Euripide e non posso non pensare, oggi, al percorso della donna
nella storia, dall’inizio dei tempi ad oggi, alla sua evoluzione, alle sue
tragiche morti quotidiane, alla sua possibilità di tornare indietro dall’orrore
e poter affrontare, finalmente, l’oggetto del suo infinito amore”.
La fragilità di Admeto è la fragilità della nostra società di oggi,
ancora legata a logiche patriarcali, chiusa in valori ormai in frantumi. In
questa ottica le visionarie letture in chiave moderna del regista possono venir
recepite non come una ‘violenza’, ma un inserimento quasi grottesco rispetto al
contesto, non accondiscendono, non giustificano i comportamenti, le scelte dei
personaggi.
Penso al padre di Admeto, legato fortemente alla vita e poco disposto a
rinunciare alle comodità conquistate per aiutare il figlio in difficoltà, men
che meno a sacrificare la sua vita per lui. Penso ad Eracle, alla sua primitiva
personalità, al suo accento dialettale come quello del servo deputato ad
accudirlo, penso all’ambientazione, alla casa moderna, agli oggetti moderni, a
volte non essenziali ma specchio del consumismo alla incongruenza parte della
nostra verità di vita.
Tutti gli attori hanno dato una egregia prova attoriale, nei movimenti,
nei toni della voce, nella spontaneità dei gesti, soprattutto Eracle, Denis
Fasolo, Luigi Bignone, strisciante e mutevole Thanatos, e più che
convincente è stata Deniz Ozdogan (Alcesti) che ha trascinato il
pubblico in momenti di vera emozione. Le musiche di Paolo Fresu contribuiscono
a rendere lo spazio scenico un disegno di suoni avvolgente e la mente
concentrata su pensieri e immagini.
Il coro è protagonista a sé, ritmicamente al passo con le azioni in ogni
inquadratura dello spettacolo; coinvolgente il momento finale che si evolve-
per la mia sensibilità -quasi a flamenco, linguaggio dell’anima, di profonde
emozioni, nato dall’incontro non solo simbolico di diverse culture.
ALCESTI di Euripide
regia Filippo Dini
traduzione Elena Fabbro
Interpreti:
Alessio Del Mastro (Apollo), Luigi Bignone (Thanatos), Sandra Toffolatti
(ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti),
Aldo Ottobrino (Admeto), Giorgio Signorelli, Riccardo Scalia (Eumelo), Maria Sole
Gennuso (figlia di Alcesti), Denis Fasolo (Eracle), Filippo Dini (Ferete), Bruno Ricci (servo), Carlo
Orlando (capo coro)
Coreuti: Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita
Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino,
Dalila Toscanelli
Coro : Accademia d’Arte del Dramma Antico
Musiche: Paolo Fresu
Scena: Gregorio Zurla. Costumi: Alessio Rosati
Movimenti: Alessio Maria Romano
Disegno luci: Pasquale Mari
Assistente alla regia: Arianna Sorci. Assistente costumista: Giulia Giannino.
Assistente compagnia: Giuseppe Orto
Direttore di scena: Giovanni Ragusa
Produzione:
INDA (61ª Stagione Teatrale), Fondazione Teatro Stabile del Veneto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenti
Posta un commento