Curre curre guaglio’- la nuova stagione del Trianon
nota di Rita Felerico
“Siamo a Forcella. Forcella vive da secoli dell’incontro tra persone, culture, lingue, racconti. È uno dei luoghi nei quali Napoli continua a imparare da sé stessa. A me piace pensarla come un porto. Un porto nel cuore della città. En un porto non è mai un luogo fermo. Accoglie. Lascia partire. Aspetta. Ogni approdo cambia il porto stesso. Così un porto impara”
Lo ribadisce Carlo Puca assessore comunale all’immagine della città affermando che la cultura, il teatro sono presidi di legalità, lo ribadisce Onofrio Cutaia, assessore alla cultura della Regione Campania, puntando l’accento sulla rinnovata collaborazione istituzionale, fondamento di nuovi spazi di azione creativa e lo sottolinea il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, legando la crescita della democrazia alla diffusione della cultura, quello che un teatro deve fare. Gianni Pinto, Presidente del Trianon Viviani, sulla scia del grande impegno profuso in soli due mesi dalla elezione del Presidente per dare vita al cartellone, rappresenta la necessità di rafforzare la struttura organizzativa del teatro, che è bacino di professionalità e nuove figure lavorative.
n.b. invitiamo a leggere il programma e con attenzione i prezzi
di abbonamenti e spettacoli.
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Nota del Direttore artistico Piuerpaolo Sepe
È dichiarare una visione.
Perché un teatro è uno sguardo.
E ogni sguardo è una scelta.
Viviamo un tempo che ci spinge continuamente a separarci.
A chiuderci dentro ciò che già conosciamo.
Dentro linguaggi che parlano soltanto a chi li condivide.
Dentro identità che diventano confini.
Noi vogliamo fare il contrario.
E cioè costruire uno spazio dove le differenze possano incontrarsi senza perdere la propria voce.
Perché una comunità non cresce quando tutti si assomigliano.
Cresce quando impara ad ascoltarsi.
Il teatro Trianon Viviani nasce da questa idea.
Non un luogo che si limita a ospitare spettacoli.
Ma un luogo che rende possibili incontri.
Per questo il tema della stagione 2026/2027 è l’identità.
Non l’identità come recinto.
Non l’identità come nostalgia.
Non l’identità come ripetizione.
Ma l’identità come memoria, trasformazione e creazione.
Siamo tutti più piccoli di un teatro.
Più piccoli della sua storia.
Più piccoli delle parole che vi sono state pronunciate.
E perfino di quelle che devono ancora essere dette.
Un teatro ci precede.
E ci sopravvive.
Nessuno può pensare di possederlo.
Per un tratto di strada ne siamo soltanto i custodi.
Abbiamo il dovere di prendercene cura.
Di ascoltarlo.
Di renderlo un po’ più aperto di come lo abbiamo trovato.
Di consegnarlo a chi verrà dopo di noi un po’ più ricco di possibilità.
Ed è questa la responsabilità più importante di chi dirige un teatro pubblico.
Siamo a Forcella.
Forcella vive da secoli dell’incontro tra persone, culture, lingue, racconti.
È uno dei luoghi nei quali Napoli continua a imparare da sé stessa.
A me piace pensarla come un porto.
Un porto nel cuore della città.
E un porto non è mai un luogo fermo.
Accoglie.
Lascia partire.
Aspetta.
Ogni approdo cambia il porto stesso.
Così un porto impara.
26|27 STAGIONE TEATRALE
Così un porto ricorda.
Così un porto continua a trasformarsi senza smettere di essere sé stesso.
E vorrei che il teatro Trianon Viviani avesse questa stessa natura.
E quindi non un cartellone costruito per affinità.
Piuttosto un cartellone in cui convivano il patrimonio della nostra tradizione e le scritture del presente.
La memoria e la ricerca.
La musica popolare e quella sinfonica.
Le nuove sonorità e i grandi repertorî.
Il teatro civile e la festa.
La danza.
La musica.
La parola.
Il corpo.
Non perché ci piaccia accostare mondi diversi.
Ma perché Napoli è così.
Una città che non ha mai parlato una sola lingua.
Una città che ha sempre trasformato le differenze in ricchezza.
Ogni linguaggio custodisce una parte della sua verità.
E nessuno basta da solo.
Per questo un teatro pubblico non può scegliere una voce soltanto.
Ha il dovere di ascoltarle tutte.
Anche quelle che ancora non conosce.
Non ci interessa conservare la tradizione.
Ci interessa tenerla viva.
Perché una tradizione vive soltanto quando qualcuno continua a interrogarla.
Quando smette di essere una risposta e torna a essere una domanda.
Vorremmo che questa stagione fosse attraversata da questo stesso movimento.
Non la rassicurazione di ciò che conosciamo.
Ma la scoperta di ciò che ancora non sappiamo vedere.
Ed è per questo che chiediamo al pubblico di attraversarla.
Come si attraversa una città.
Come si attraversa un porto.
Sapendo che, alla fine del viaggio, nessuno torna esattamente uguale a prima.
Il teatro continua a ricordarci che il mondo è sempre più grande di noi.
Che esiste uno sguardo diverso dal nostro.
Che ogni incontro può cambiare il modo in cui guardiamo le cose.
Per questo un teatro non produce soltanto spettacoli.
Produce comunità.
È un gesto antico.
Forse il più antico.
Riunirsi.
Guardarsi.
Riconoscersi.
E immaginare insieme un’altra possibilità.
26|27 STAGIONE TEATRALE
Devono ancora accadere moltissime cose.
E non accadranno da sole.
Accadranno soltanto se sapremo prenderci cura di questo teatro.
Della nostra città.
Gli uni degli altri.
C’è un’ultima immagine che accompagna questa stagione.
È quella di Gennaro Capuozzo.
Gennarino
Corre.
Attraversa il manifesto come attraversa il nostro sguardo.
Questa stagione è dedicata a lui.
Per ricordarci che ogni generazione è chiamata a custodire ciò che ha ricevuto e a consegnarlo,
un po’ più libero, a chi verrà dopo.
Noi possiamo farlo con gli strumenti che conosciamo.
Il teatro.
La cultura.
La bellezza.
Il pensiero.
L’incontro.
L’immaginazione.
Siamo tutti più piccoli di un teatro.
E un teatro, quando appartiene davvero alla sua comunità, può essere abbastanza grande da cambiare
il modo in cui una città guarda sé stessa.
Questo è il nostro compito.
Rendere possibile ciò che ancora non lo è.
La parte più importante di questa storia deve ancora essere scritta.
Andiamo a cominciare!
Curre curre guaglio’.
8, 9, 10, 11, 12, 13 settembre
FESTA DI PIEDIGROTTA
Il capolavoro corale di Raffaele Viviani: la festa popolare si fa affresco di voci, mestieri e maschere della Napoli di primo Novecento, tra canzone, comicità e malinconia.
La rassegna dei Teatrini per famiglie e scuole: spettacoli che fanno della fiaba e del gioco un primo incontro con il teatro, nel segno del teatro ragazzi napoletano.
Una vetrina dei nuovi linguaggi del corpo: la danza contemporanea al Trianon Viviani tra giovani autori e compagnie, fra ricerca coreografica e sguardo sulla scena di oggi.
Al Trianon Viviani, la tradizione non si custodisce soltanto: si trasmette. E Radio Trianon è il “filo conduttore” che fa del teatro della Canzone napoletana una stazione viva, sulla cui frequenza va in onda il repertorio popolare della città con le voci della scena contemporanea, tra indie, rock, urban, rap e pop. Per l’inaugurazione della stagione, artisti della scena indie e rock napoletana reinterpretano il repertorio neomelodico: il progetto curato da Ernesto Nobili fa dialogare radizione popolare e linguaggi di oggi.
Il docufilm di Isabella Mari racconta il progetto La Scena delle Donne. Percorsi teatrali con le donne di Forcella, il laboratorio che, a marzo, festeggia al Trianon Viviani, dove è nato, i venti anni di attività. Le storie individuali intrecciano passato, presente e futuro, mentre lo spazio scenico diventa il luogo dove le donne riscrivono le loro vite.
La restituzione del laboratorio del progetto Il Teatro delle Persone curato da Davide Iodice.
Cosimi rilegge il poemetto di Shakespeare in un duetto sul culto del corpo e sul desiderioinappagato: Venere e Adone tra eros, morte e immaginario queer, da Warhol a Marlene Dumas.
Per i trent’anni della Compagnia della Fortezza, il concerto-spettacolo di Punzo e Salvadori intreccia parole, suoni e immagini nati nel carcere di Volterra: il teatro come trasformazione.
L’incontro tra Teho Teardo, uno dei più originali compositori italiani contemporanei, e Blixa Bargeld, voce storica degli Einstürzende Neubauten e già collaboratore di Nick Cave & the Bad Seeds, genera una musica che attraversa confini e categorie. Il loro progetto comune è un laboratorio sonoro in continua evoluzione, dove elettronica, archi, parole e timbri vocali diventano materia viva.
Dadà, al secolo Gaia Eleonora Cipollaro, è tra le voci più originali della nuova scena napoletana. In questo spettacolo-concerto la canzone d’autore si lega a sonorità contemporanee per un racconto in musica tutto personale.
Lo spettacolo di Davide Iodice, premio speciale Ubu 2024, guarda a Pinocchio come emblema della diversità. Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi, con la loro carica anarchica e dirompente. In una prima stesura di Collodi, finiva impiccato, come a segnare un’impossibilità di uscita, per essere poi trasformato, in modo conciliante e benevolo, in un bambino, cioè in una Persona: ma che cos’è una Persona?
Il concerto di Ivan Granatino racconta l’amicizia, il peso delle parole, il bullismo inconsapevole, il perdono e la forza di chi sceglie di amare invece di restituire il dolore ricevuto. Ad accompagnare questo viaggio ci sono le canzoni che hanno segnato tre generazioni: i grandi successi degli anni ‘80, le hit degli anni ‘90 e dieci tra i brani più amati e rappresentativi del musicista.
Dal testo di Annibale Ruccello, il monologo di una maestra di provincia chiusa tra repressione e desiderio: una nottata che fa affiorare ossessioni, pudori e solitudine.
Franco Ricciardi dal vivo: dalla tradizione neomelodica alle aperture verso la nuova scena urbana, la voce di un interprete popolare due volte premiato col David di Donatello.
Borrelli si fa Vesuvio, vulcano dormiente e doppio di Napoli: oratorio civile in lingua propria, tra collera e preghiera, su una città che cova la sua apocalisse e la sua rinascita.
Il classico di Eduardo nella rilettura di Luca Saccoia: Luca Cupiello, il suo presepio e la famiglia che si sgretola, tra comicità e tragedia del Natale napoletano.
Giovanni Truppi solo al pianoforte: la canzone d’autore ridotta all’essenziale, tra parola e melodia, nel recital intimo di uno degli autori più personali della sua generazione.
L’antica sacra rappresentazione della Natività: il viaggio verso Betlemme tra diavoli, lazzi e devozione, cuore del Natale popolare napoletano.
La tombola napoletana si fa rito teatrale e comico: Gino Curcione trasforma il gioco delle feste in uno spettacolo irriverente tra numeri, smorfia e tradizione popolare.
La trentesima edizione del Concerto di Capodanno della Nuova orchestra Scarlatti è dedicata a Napoli, Vienna e Parigi, ovvero le tre grandi capitali musicali dell’Ottocento, tra tarantelle, polke e valzer.
Lo spettacolo rilegge i quattro giorni della liberazione di Napoli dall’occupazione nazifascista per riflettere sull’omologazione liberista del presente.
Le Quattro Giornate di Napoli del 1943 attraversate con la pura fantasia e l’immaginazione da Enzo Moscato per «penetrare in quella zona sempre oscura, sempre reticente, sempre irrivelata, sempre quasi al limite del dicibile (e, per tanti versi, anche ibrido, scabroso), che è il “privato”, la sfera dell’individuale».
Simona Boo reinterpreta la canzone neomelodica negli arrangiamenti di Ernesto Nobili: un’altra tappa del progetto Radio Trianon tra tradizione e ricerca.
Da Poole e Petito a Shakespeare: la famiglia Barilotto inscena l’Amleto per guarire il figlio che si crede il Principe di Danimarca. Farsa nera tra gag, sceneggiata e sentori di camorra.
I Calibro 35 (Tommaso Colliva, Massimo Martellotta, Enrico Gabrielli e Fabio Rondanini) sono nati per un progetto di ricerca sui suoni della “golden age” delle colonne sonore italiane, producendo otto album e firmando svariate colonne sonore in poco più di quindici anni di attività. Al Trianon Viviani omaggiano Napoli Centrale, il gruppo storico di James Senese.
Undici storie tutte al femminile, ambientate a Napoli e nella sua sterminata periferia, rubate alla cronaca, alla strada, alla vita, che ci svelano frammenti a volte inaspettati della realtà.
Peppe Lanzetta è l’autore e il protagonista di questa “sceneggiata in divenire” popolata da due donne, un rapper e un quintetto d’archi dall’ostinata volontà di rimettere in scena, «a tutti i costi», i codici della sceneggiata. Il riscatto di genere, l’amore e il tradimento diventano così i temi di un’indagine personale dell’autore, accompagnata da un tessuto sonoro che intreccia il repertorio del Novecento a musiche originali.
La residenza del coreografo Enzo Cosimi con la sua compagnia è un itinerario sull’atto performativo, dalla formazione all’azione coreutica. L’obiettivo è costruire una relazione autentica con il territorio attraverso il coinvolgimento di danzatori e performers campani.
Artisti della scena partenopea reinterpretano in napoletano l’opera di Fabrizio De André: le canzoni del grande poeta della musica italiana rilette tra voci e suoni della città.
Due voci a confronto: il sassofonista e cantautore Enzo Avitabile e Peppe Servillo, tra world music, jazz, tradizione popolare e canzone d’autore, in un dialogo dal vivo.
Festa per i 20 anni del progetto la Scena delle Donne. Percorsi teatrali con le donne di Forcella ideazione e cura Marina Rippa, Monica Costagliola e Fiorella Orazzo per f.pl. femminile plurale
Donne con la folla nel cuore è il titolo del primo laboratorio del progetto la Scena delle Donne tenuto al Trianon Viviani nel 2007. Con proiezioni, mostra di materiali, archivi e oggetti di scena e dibattiti, la festa racconta i luoghi attraversati in questi vent’anni, delle scoperte fatte attraverso lo studio, delle invenzioni composte con materiali semplici e spesso di uso comune e degli incontri con donne straordinarie e «infra-ordinarie» (come direbbe Perec).
Lina Sastri tra teatro e canzone: uno spettacolo-concerto che intreccia parola e musica nel repertorio napoletano e d’autore, con la voce di una grande interprete italiana.
Oscillando continuamente tra memoria, verità e leggenda, lo spettacolo racconta l’incontro tra quattro figure che appartengono all’immaginario collettivo: il poeta e paroliere Vincenzo D’Agostino, Annarella, oggetto del suo amore tormentato, Gigi D’Alessio, mosso dall’irrefrenabile voglia di affermarsi come artista, e Mario Merola, che regala saggezza popolare a chi ne ha bisogno.
Così fan tutte è l’opera con la quale Mozart rende omaggio a Napoli, dove si era recato col padre all’età di quattordici anni, ispirandosi alla tradizione teatrale e musicale dell’opera buffa partenopea, tra travestimenti, allusioni e doppi sensi.
In questo nuovo spettacolo, Viviana Cangiano e Serena Pisa portano in scena un viaggio tra Napoli e il mondo, dove brani internazionali tradotti in napoletano si intrecciano ai canti popolari, ai ritmi arcaici e alle storie che vivono nella memoria. A questo dialogo si aggiungono i grandi canti della tradizione, che riportano in superficie un passato ancora vivo, insieme a inediti che nascono oggi, ma parlano la stessa lingua emotiva, creando un ponte continuo tra radici e presente.
Un progetto che sottrae Pulcinella tanto alla cristallizzazione folklorica quanto alla semplice citazione colta, per restituirlo alla sua natura più perturbante: quella di figura che non rappresenta il mondo, ma lo interroga fino ad assomigliargli in modo inquietante.
Il concerto rende omaggio a Ludwig van Beethoven con l’esecuzione della Prima e della Quarta Sinfonia, composte tra il 1799 e il 1806.
«Il Premio Nappo nasce nel 2022, quando decisi di creare un riconoscimento per gli innumerevoli artisti che conoscevo e che fin troppe volte venivano ignorati dal sistema dei critici e dei premi. Sono io la giuria, scelgo e compro io i premi, decido a chi assegnarli, scrivo le motivazioni. Il premio è istituito per celebrare i miei amici artisti e il loro percorso, perché è questo l’unico requisito: io premio solo i miei amici.» (Monica Nappo)
Primo Festival del Teatro Carcere della Campania, promosso dal Coordinamento Teatro Carcere Campania, la manifestazione porta in scena le migliori esperienze teatrali nate negli istituti penitenziari della regione, proponendo spettacoli, incontri e performance dedicate a Raffaele Viviani. L’iniziativa guarda così al teatro come strumento di inclusione, formazione e dialogo tra istituzioni e cittadinanza.
La festa di chiusura in piazza: i protagonisti della nuova scena rap e urbana cittadina, voce delle nuove generazioni, per un concerto che porta in strada i linguaggi di oggi, coordinato da Polo (Alberto Cretara) del gruppo la Famiglia.
Uno
dei cardini della direzione artistica di Pierpaolo Sepe è la nascita
dell’Accademia dei Mestieri del teatro Trianon Viviani. Non solo attori, ma
macchinisti, tecnici luci, fonici, elettricisti di scena e attrezzisti: figure
indispensabili senza le quali la magia non accade.
Nell’Accademia
la formazione si intreccia con il lavoro reale, per integrarsi stabilmente con
le produzioni del teatro, e per diventare anche uno spazio di socializzazione e
aggregazione per giovani, adolescenti e minori, con particolare attenzione alle
fasce socialmente fragili del territorio campano: un luogo di realizzazione
individuale e collettiva, che vuole contribuire allo sviluppo culturale e
sociale del territorio.

























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