SPECCHI. Gaza e noi. Dialogo teatrale in forma di studio di Paola Caridi e Tomaso Montanari

Al Teatro Mercadante di Napoli il 3 febbraio 2026

Servizio di Rita Felerico


“Sono Haidar al-Ghazali, ho vent’anni. Non so come risorgere dalle ceneri. Un essere umano
normale, un palestinese normale, un abitante di Gaza normale, che vive un genocidio da un anno. “Essere umano” perché è una necessità di fronte al ferro dei cannoni e alle schegge. “Palestinese “perché sono l’esistenza che porta la storia del dolore, con gli occhi puntati sui campi e le pianure. “Di Gaza” perché ti farò una domanda imbarazzante: come reagisce il mondo? “Normale” perché è un privilegio in un mondo capovolto” (Haidar al-Ghazali da il loro grido è la mia voce-poesie da Gaza, Fazi Editore pag.76)


Le parole del giovane poeta palestinese, le sue domande, gridano il bisogno di una risposta, come il dolore, i dubbi di altre giovani voci poetiche, quelle di Yousef Elqedra, di Refaat Alareer di Dareen Tatour. Li ho conosciuti comprando il libro su citato in occasione dello spettacolo Specchi. Gaza e noi ospitato il 3 febbraio dal Teatro Mercadante nell’ambito degli eventi promossi dal Teatro Nazionale di Napoli tesi a promuovere il dibattito sui temi che sconvolgono i nostri giorni: guerre, violazioni di diritti, perdita di valori umani, dispersione della democrazia e del senso di una etica cittadinanza. Dopo Cacciari a Anna Foa una pagina poetica.


Infatti, il dialogo teatrale in forma di studio intrecciato da Paola Caridi, storica studiosa delle vicende palestinesi, e Tomaso Montanari, ricercatore attento delle logiche storiche, si è modulato sulle note vibranti della musica di Nabil Bey Salameh che riesce e penetrare l’emozione degli spettatori e sottolineare la poetica del senso.

Sullo sfondo, una semplice ma suggestiva scenografia: dei teli bianchi a coprire lo spazio del palcoscenico, dove segni, a volte leggeri a volte più determinati, narrano del mare, del melograno, delle reti dei pescatori, simboliche immagini della Palestina. Su queste sembra puntare lo sguardo il giovane Haidar. Si perdono i suoi occhi nella vita quotidiana di un popolo che guardava alla natura, al mare, al tempo scandito dalle relazioni dei giorni, con la speranza e la luce della vita, un popolo ora distrutto.


A tutto questo rimanda il dialogo di Paola e Tomaso, emozionalmente tanto coinvolgenti, capaci di scuotere i pensieri addormentati sulle false notizie imbastite sulla nullità della politica. Non possiamo rimanere indifferenti, soprattutto dopo i tanti applausi elargiti a fine spettacolo, che sembrano a me fare eco al vuoto delle azioni. Abbiamo applaudito alla nostra disfatta, alla sconfitta dello stanco pensiero dell’Occidente; mi sono venute in mente due grandi filosofe, la Weill, la Arendt e i richiami a Papa Francesco hanno positivamente mortificato il mio statico abitudinario vivere.

E allora ha ragione Paola quando dice di dover camminare a piedi nudi sulla polvere di Gaza, con senso religioso, perché Gaza è il punto dove si è andata ad agglutinare tutta l’ombra e il male del mondo, ma proprio per questo lì è possibile ritrovare la nostra umanità, la nostra responsabilità politica, e forse le tracce di Dio.


Per questo si parla di specchi; e ricordo Eduardo allo specchio nel suo camerino, mentre si trucca e si trasforma da uomo in attore, perché la realtà scomposta si intravede negli oggetti o nelle cose specchianti, nei frammenti di specchi che sono il teatro/ la vita.

Il valore della parola e della parola poetica come quella di Paola e Tomaso mi fa pronunciare insieme a Marwan, altra giovane voce poetica: Potremmo non cambiare questo mondo con ciò che scriviamo, / ma potremmo graffiare la sua vergogna” (ibidem pag.53).

 

SPECCHI. Gaza e noi

Dialogo teatrale in forma di studio di Paola Caridi e Tomaso Montanari
Musiche di Nabil Bey Salameh
Scenografie di Marco Sauro
Prodotto da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Le poesie recitate da Nabil Bey Salameh sono tratte da: “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza.” a cura di Bocchinfuso A., Soldaini, M., & Tosti, L. (Fazi Editore, 2025)

L’incasso sarà interamente devoluto a Emergency a sostegno delle attività umanitarie a Gaza (al netto dei costi di siae e iva).

 

 Paola Caridi

è giornalista e saggista, si occupa di storia politica contemporanea del mondo arabo. È stata corrispondente dal Cairo e poi da Gerusalemme per Lettera22, associazione di cui è fondatrice e presidente. Con Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Tomaso Montanari, Francesco Pallante, Evelina Santangelo e Giuseppe Mazza, ha inventato e promosso “Ultimo giorno di Gaza”. Oltre a Sudari. Elegia per Gaza (2025), con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una città crudele (2022), Hamas. Dalla resistenza al regime. Nuova edizione (2023) e Il gelso di Gerusalemme. L’altra storia raccontata dagli alberi (2024). Sudari. Elegia per Gaza (2025). È Civitella Ranieri fellow. Per il teatro ha scritto la drammaturgia di Cafè Jerusalem.

 

Tomaso Montanari

è uno storico dell’arte, saggista e intellettuale pubblico. Professore ordinario di Storia dell’arte moderna, è rettore dell’Università per Stranieri di Siena. I suoi studi si concentrano in particolare sull’arte del Seicento e sul patrimonio culturale, temi che ha sempre intrecciato con l’impegno civile e politico. Con Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Tomaso Montanari, Francesco Pallante, Evelina Santangelo e Giuseppe Mazza, ha inventato e promosso “Ultimo giorno di Gaza”. Tra i suoi ultimi libri: Se amore guarda. Un’educazione sentimentale al patrimonio culturale (Einaudi 2023), Le statue giuste (Laterza 2024), La terza ora d’arte (Einaudi 2024) e Libera università (Einaudi 2025). Presso Feltrinelli è apparso Per Gaza, con i disegni di Marco Sauro (2025).

 

Nabil Bey Salameh

è un cantautore, etnomusicologo, giornalista e scrittore. Nasce a Tripoli, in Libano, da genitori palestinesi originari di Jaffa, costretti all’esilio durante la Nakba del 1948. Negli anni Ottanta fonda il gruppo Al Darawish e nel 1997 i Radiodervish. Dal 1998 al 2007 è corrispondente in Italia per l’emittente televisiva Al Jazeera Arabic. Oggi insegna Etnomusicologia presso il Conservatorio di Lecce.

 

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