IL GABBIANO di Anton Čechov regia Filippo Dini

Al Teatro Mercadante 21 gennaio 1° febbraio

Servizio di Rita Felerico

La coraggiosa messa in scena di Filippo Dini di un classico della tradizione del Teatro, Il gabbiano di Anton Čechov, smuove lo spettatore ad attraversare il testo senza pregiudizi di lettura, affidando l’emozione della storia e dei personaggi ai colori dei costumi, ai gesti ed alle voci a volte poco contenute degli attori, agli oggetti di scena dominata dalle luci riflettenti di un lago, simbolo e specchio dell’inconscio. 

La narrazione tragicomica di questa vicenda umana condivisa da un gruppo di persone fra loro legate da vincoli di parentela, amicizia ed amore, Dini la apre all’emozione dell’uomo di oggi, raggiungendo il limite della metafora attraverso pagine musicali, canzoni, ovvero veri e propri monologhi in forma di canto, capaci di trasportare in avanti nel tempo le vicende intime e sempre uguali dell’animo umano. 

Mi riferisco alla voce di Enrica Cortese (Maša), quando nella scena del suo matrimonio con l’irritante maestro Semën Semënovič Medvèdenko (Edoardo Sorgente), interpreta Skyfall, portata al successo da Adele. O a quella di Virginia Campolucci, e alla sua intensa interpretazione di I Still Haven’t Found What I’m Looking For degli U2

Nella casa sul lago – suggestivo è il progetto scenico di Laura Benzi - si consumano la speranza, il dolore, le illusioni delle donne e degli uomini che vivono ormai alle soglie di un mondo in via di consunzione, nei suoi ideali nella sua capacità di progettare o pensare ad un futuro. Giuliana De Sio (Irina Arkadina) l’attrice capace di trascinare le platee nei rivoli del successo, Filippo Dini (Trigorin), che sfoggia con disinvoltura cappelli e camicie dai colori sgargianti, lo scrittore di successo amato dalle donne, incarnano la storia di un amore ormai sbiadito che Irina vuole tenere ad ogni costo, strappare alla luminosità dell’amore giovane di Nina. 

Il loro amore si intreccia con quello di Kostja, il figlio di Irina, che sogna di divenire un famoso scrittore, un famoso drammaturgo, per Nina, che sogna di fare l’attrice. Sono due giovani che sognano di superare i limiti del mondo in cui vivono, superare per imporsi alla vita come desiderano. Bella è la scena iniziale dello spettacolo di Kostja che Dini affida a Leonardo Manzan anche se a volte risulta concitata. Ma Kostja non riesce a sbrogliare l’amore materno che lo avviluppa e porrà fine alla sua vita in un secondo tentativo di suicidio, dopo aver capito l’inutile amore che prove per Nina che si innamora di Trigorin, svilendo così la sua vita e la sua giovinezza.

Gli altri personaggi, lo zio, il dottore, ruotano intorno alle loro vite mai determinate, intorno ad Irina, a Trigorin anche per sottolineare il contrasto tra due mondi, quello contadino e quello cittadino, che segnano e delimitano una società incapace di dialogare nelle sue diversità sociali.

Interpretazione intensa, appassionata di Giuliana De Sio che riveste più anime, quella dell’attrice, della donna innamorata, della madre, una donna che non riesce ad incarnare e rispondere alle nuove generazioni. Come il Trigorin di Dini, debole nel suo essere artista e nel suo essere uomo, sopravalutato.

Riporto le parole di Čechov, che Dini cita nelle sue note di regia, per sottolineare l’attualità di questo testo non stravolto da Dini, ma interpretato con uno sguardo particolarmente intrigante che lascia anche spazio a possibili mutamenti

Mai si deve mentire. L’arte ha questo di particolarmente grande: non tollera la menzogna. Si può mentire in amore, in politica, in medicina; si può ingannare la gente, persino Dio; ma nell’arte non si può mentire… Mi si rimprovera di scrivere solo di avvenimenti mediocri, di non avere eroi positivi; ma dove trovarli? Non chiederei di meglio! … Tutti, sinché siamo giovani, cinguettiamo come passeri sopra un mucchio di letame; a quarant’anni siamo già vecchi e cominciamo a pensare alla morte. Che specie di eroi siamo?… Volevo solo dire alla gente in tutta onestà: guardate, guardate come vivete male, in che maniera noiosa. L’importante è che le persone comprendano questo; se lo comprenderanno, inventeranno sicuramente una vita diversa e migliore. L’uomo diventerà migliore quando gli avremo mostrato com’è”.

 

               Anton Čechov – da una lettera ad Aleksej Suvorin

 

 

IL GABBIANO
di Anton Čechov
regia Filippo Dini
con (in o.a.) Giuliana De Sio, Giovanni Drago, Valerio Mazzucato, Virginia Campolucci,
Gennaro Di Biase, Angelica Leo, Enrica Cortese, Filippo Dini,
Fulvio Pepe, Edoardo Sorgente
Gennaro Di Biase, Angelica Leo, Enrica Cortese, Filippo Dini,
Fulvio Pepe, Edoardo Sorgente

regia della scena “lo spettacolo di Kostja” Leonardo Manzan

traduzione Danilo Macrì
dramaturg e aiuto regia Carlo Orlando
scene Laura Benzi
costumi Alessio Rosati
luci Pasquale Mari
musiche Massimo Cordovani
foto e video Serena Pea

produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale,
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

  

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