Al Teatro Elicantropo dall’8 gennaio all’8 febbraio 2026
Servizio di Rita Felerico
“Sono Haidar al-Ghazali, ho vent’anni. Non so
come risorgere dalle ceneri. Un essere umano normale, un palestinese normale, un
abitante di Gaza normale, che vive un genocidio. “Essere umano” perché è una
necessità di fronte al ferro dei cannoni ed alle schegge. “Palestinese” perché
sono l’esistenza che porta la storia del dolore, con gli occhi puntati sui
campi e le pianure. “Di Gaza” perché ti farò una domanda imbarazzante: Come
reagisce il mondo. “Normale” perché è un privilegio in un mondo capovolto”
Haidar al-Ghazali, poeta da: ‘Il loro grido è la mia voce –
Poesie da Gaza”, collettanea, editore Fazi
Aprire con le parole di un giovane ventenne poeta di Gaza, mi è
sembrato il modo più giusto per parlare di Definisci Antigone l’ultimo
testo di Carlo Cerciello, adattato dall’Antigone di Sofocle. In una
scenografia semplice ma di effetto, vuoti / buche che si aprono e chiudono, per
nascondere o scoperchiare gli abissi della comprensione e dell’oscuro dell’anima,
il regista Carlo Cerciello muove le mitiche figure e la simbolica figura del
potere impersonate da attrici di grande impatto e professionalità. Imma
Villa – la voce del potere, Creonte – Cecilia Lupoli – Antigone –
Serena Mazzei – Ismene, sorella di Antigone – e Mariachiara Falcone
– l’ubbidienza al potere, la Guardia - tutte ineccepibili nell’esprimere le
lacerazioni, i dubbi, le angosce, le crudeli realtà di un dramma più che mai
attuale. Attrici capaci di trasmigrare nei nostri cuori i tratti forti del
messaggio teatrale.

È questo il segno di una regia e lettura che ha voluto anche
proiettate le immagini devastanti della guerra e della violenza che distrugge
un popolo senza tregua, senza pace, quello di Gaza.
Le guerre oggi sono di sterminio, non si distingue più tra
militari e civili, non si riconosce un diritto internazionale e la ‘spietata’
lettura del regista ne evidenzia tutto il peso e la impossibile soluzione se
non si continua a resistere, seminare lampi di umanità e razionalità. Un teatro politico, impegnato, di sollecitudine morale ed etica
che incita al pensiero critico e ribelle alle ingiustizie, come sempre è stato
quello di Carlo Cerciello, e del quale oggi più che mai se ne ha bisogno.

Il ritmo ben armonizzato e continuo delle voci, delle immagini,
del rumore del chiudersi e aprirsi delle fosse / bare dalle quali si elevano le
voci delle protagoniste ci dice che non esiste la guerra, ma tante forme di
guerra e conferma anche la fine di un pensiero occidentale che fino ad ora ha
voluto vedere più il ‘bellum’ che la devastazione di ogni regola. Il bellum
aveva in sé il riconoscimento del nemico, dell’altro che in qualche modo era
teso a contenere la furia connaturata all’animo umano verso la guerra. Il
bellum scompare. Da Sofocle a Hasenclever, passando per Brecht e Anouilh,
con accenni a Ritsos, fino ad arrivare
alle testimonianze del palestinese dottor Ezzideen
Shehab, Definisci Antigone contamina
varie versioni del mito greco e con dolore si arrende apparentemente all’idea
di una passiva accettazione della guerra come ‘destino’.

Ma possiamo arrenderci così? Massimo Cacciari in una
sua ultima lectio ci suggerisce di pensare ad un diritto in grado di contenere
la nostra innata ‘libido pugnandi’. Se si eliminasse Putin, Hamas potrebbe
tornare tutto come prima? Si chiede. Probabilmente no.
Ecco allora che una pagina teatrale come Definisci Antigone occorre
proporla come strumento didattico per il pensiero di libertà a cui siamo
chiamati, in vista anche di un più giusto diritto, guardando anche
all’appiattimento intellettivo, frutto dei distorti algoritmi a cui si è
sottoposti. Significativa la musica di Paolo Coletta, il gioco di luci
dai chiaroscuri caravaggeschi di Cesare Accetta e il colore dei costumi
che richiamano la bandiera palestinese. Antigone ci invita a disubbidire
umanamente alle voci suadenti di chi vuole soffocare le nostre libertà e i
nostri impulsi umani, l’invito alla disubbidienza di Antigone è l’atto
rivoluzionario che forse possiamo permetterci e l’unico che non giustifica le
scelte dei meccanismi di gestione.
Leggiamo
in una recensione: “La testimonianza del medico palestinese Ezzideen
Shehab, innestata nel tessuto scenico, non è un’aggiunta
“attuale”, ma la prosecuzione naturale del gesto sofocleo: dare sepoltura,
riconoscere l’umano, opporsi alla disumanizzazione. In questa traiettoria
risuonano i veggenti echi della poesia di Darwish: la
vita che insiste, la bellezza come resistenza ontologica, non come ornamento”.
Antigone,
il mito, Definisci Antigone è il teatro spazio di resistenza, spazio di
espressività, idea e scopo che la storia elicantropina non ha mai abbandonato.
Il successo confermato da pubblico e critica ci si augura possa prolungarne le
repliche per diffonderle anche in altri luoghi.
DEFINISCI ANTIGONE dall’Antigone di Sofocle
adattamento Carlo Cerciello
con Imma Villa, Mariachiara Falcone, Cecilia
Lupoli, Serena Mazzei
scene Roberto Crea
costumi Antonella Mancuso
musiche originali Paolo Coletta
dramaturg e aiuto regia Aniello Mallardo
video editing Fabiana Fazio
direttore tecnico Andrea Iacopino
amministrazione Maria Luisa Martella
ufficio stampa Raimondo Adamo
regia Carlo Cerciello
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