Al Ridotto Teatro Mercadante dal 16 al 21 dicembre 2025
Servizio
di Rita
Felerico
La realtà
materica di Enzo
Moscato, la ‘lingua’
originale della sua drammaturgia, le ferite della vita mai rimarginate incise
nell’anima, lo sguardo tagliente e terribilmente severo che scandaglia l’anima,
la nostalgia, la rabbia, per sé, per la sua Napoli, nella quale si identifica e
se ne discosta per osservarne le contraddizioni. Gli spiragli di bellezza
popolano la fantasia, immagini si sovrappongono, si mescolano come quel sopra e
sotto che governa la città, quella luce e quel buio, la morte e la vita.
Non è
facile dare espressione a Orfani Veleni; si legge
nelle note di regia; “Nell’opera si articola per la città di N. e la sua
comunità una domanda di sopravvivenza, resistenza, o meglio ancora, di nascita:
quasi una forma di rituale magico, di esorcismo – ha scritto Moscato. Un necessario urlo di vita di fronte all’inarrestabile devastazione di cose e
sentimenti di questa città. Una città
che per il poeta napoletano ingloba l’universo intero”.
Ma
l’adattamento progettuale e la regia di Davide Cristiano, insieme all’interpretazione di Claudio Bellisario, Francesco Ferrante, Cristoforo Iorio, Nello Provenzano, Giuliana Zannelli hanno conquistato la giuria della prima edizione del Premio Enzo Moscato per artisti e compagnie under 35; vincitori
del primo posto hanno reinterpretato con sguardo libero Enzo Moscato, non
stravolgendo il senso del suo teatro.
Bravi
infatti sono i ragazzi Francesco Ferrante, Cristoforo Iorio e Giuliana Zannelli ad incarnare il devastante ‘presente’ di una gioventù smarrita, in
caduta libera verso la volgarità, la superficialità dei pensieri, prigionieri
di cellulari sempre connessi, bravo Claudio Bellisario, nei panni
di un Pulcinella violentato nella più intima essenza e interprete di un intenso
monologo, bravo Nello Provenzano che
incarna diversificata la memoria della storia di una città e del suo teatro.

Leggiamo
ancora nelle note: “L’opera è un esempio di «tradinvenzione», nuova forma
letteraria così battezzata da Moscato, dove brani di sua creazione si
intrecciano a riscritture di Petito, Bovio, Basile e Rilke, Hugo, Rimbaud,
Celan, Shakespeare, giustapposte a forme demotiche e proverbiali. L’assenza di
una struttura drammatica nel testo ha innescato la necessità di ricostruire uno
scenario entro cui precipitare l’indagine poetica e metafisica dell’autore per
darle corpo: Orfani Veleni è un sogno-incubo”

Indovinata
la presenza
dell’altoparlante con la
voce di Enzo Moscato che copre lo spazio del palcoscenico parlando delle maschere,
del loro significato, dello smascheramento delle verità, della forza del teatro: ascoltare
la voce del Maestro emoziona. Fanno sorridere con sottile ironia invece le affermazioni delle voci ininfluenti dei vari De
Magistris, Manfredi, De Luca e altri personaggi politici che non riescono a
ribaltare e gestire la realtà di una città che, come la coda di una sirena, sfugge a qualsiasi rete.
Ho
ricordato così i versi di Anime vedette, III, custoditi in quel piccolo,
prezioso libretto che è Occhi Gettati quando
Moscato scrive, invitandoci a non soccombere nel tentativo di trovare o
ritrovare la bbellezza: “Il poeta, il poeta, si dice, è come Noi/
E’ muorte/ Visita, invisibile, veloce ‘mmiez’ ‘e
vivi./ Chistu privilegio sulo lo distingue: / non farnetica, conta, non sta
fermo, avanza”.
ORFANI VELENI di Enzo Moscato
adattamento e regia Davide Cristiano
con Claudio Bellisario, Francesco Ferrante, Cristoforo
Iorio, Nello Provenzano, Giuliana
Zannelli
scenografie Sara Palmieri
costumi Dario Biancullo
luci Sebastiano Cautiero
musiche e disegno sonoro Gianluigi Montagnaro
coreografie Luna Cenere
organizzazione Claudio Affinito
direttrice di scena Giuseppina Ruggiero
grafica Sofia de Capua
foto di scena Pino Miraglia
video di scena Pietro Di Francesco
assistente scenografo Alessandra Avitabile
scene realizzate da NEO Scenografie e Attrezzeria
con il supporto di ex Asilo Filangieri
il progetto
ha vinto la prima edizione del Premio Enzo Moscato per artisti e compagnie
under 35
produzione Teatro
di Napoli – Teatro Nazionale, Casa del Contemporaneo
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