Alfonsina, non puoi fermare il vento con le mani, di Marilena Lucente, regia Roberto Solofria

Al Piccolo Teatro Porta Catena – Salerno il 1° marzo 2026

Servizio di Francesca Napoli

La ruota e il manubrio di una bici anticipano il clima che delineerà questa particolare storia immersa in una musica che richiama e riporta un'atmosfera di un'epoca già vissuta. 
Entra in scena, avvolta da una scenografia essenziale e simbolica, con un esordio dal tono penetrante e accattivante, Anna Bocchino, nel ruolo  di una donna emiliana, reso magistralmente nell'accento e nella mimica, ripercorrendo la storia anche nelle vesti di narratrice oltre che di protagonista. È una continua interazione con gli elementi di scena e, a tratti, anche con il pubblico. Uno spettacolo organico e interessante con un pubblico apparso molto attento nel seguire l’intera rappresentazione e nel sottolineare con notevoli applausi il gradimento.

La protagonista è Alfonsina Morini, che vive in povertà, in un’epoca in cui è preminente il modello patriarcale che rappresenta per lei un ostacolo; ma nonostante ciò ha bene in mente ciò che vuole: pedalare
Il compromesso è bucarsi le dita con aghi di una professione che non l'aggrada, ma vuole giungere sul posto di lavoro pedalando. 
La sua passione e la cura che ha per la bici, le ruote, la catena, non si spegne e partecipa al campionato su strada, dedicato alle cicliste donne. La gara è poco conosciuta, mal strutturata, i medici stessi considerano dannoso questo sport per il corpo femminile. Partecipare a questa gara implica sfidare gli ostacoli sociali.  

Alfonsina apprende attraverso una testata giornalistica, di essere diventata campionessa d’Italia.  
La sua determinazione e il talento la avvicinano poi a due figure importanti per la sua carriera, a Luigi Strada, con il quale instaura un sodalizio sia personale che sportivo e all’allora direttore de “La Gazzetta dello Sport”.  
Luigi non si lascia travolgere dai pregiudizi sostenendo intensamente la carriera e le capacità di Alfonsina.  

Mentre l’incontro con il direttore del giornale sportivo le consente di accedere, nel 1924, al giro d’Italia, con il numero 72 e con il nome Alfonsin, dovuto all’assurdità di una partecipazione che vedeva una donna in gara su 90 partecipanti, di cui 89 uomini.  
L’umidità di una regione, la strada disconnessa in un’altra, ma anche la mancanza del sostegno della propria famiglia, non abbattono la ciclista che partecipa alla gara e diventa il simbolo dell’emancipazione femminile nel contesto sportivo e non solo.  

Durante lo spettacolo viene mostrato un oggetto di scena fondamentale: un telo; un richiamo alla sua biografia: il velo del suo abito da sposa, che vuole anche rappresentare lo scorrere del vento che attraversa il corpo durante le gare impegnative sostenute e il simbolo di libertà che sempre la contraddistinguerà. L'attrice Anna Bocchino è riuscita a coinvolgere gli spettatori trasmettendo la profondità di una storia che bisogna conoscere e ricordare. Una drammaturgia a tratti  anche destabilizzante, che non trascura aspetti ironici nel raccontare la grande passione che  Alfonsina Morini ha avuto per lo sport e in particolare per la  sua amata bici.


Alfonsina, non puoi fermare il vento con le mani

di Marilena Lucente
con Anna Bocchino
regia Roberto Solforai
assistente alla regia Marica Palmiero
costumi Giulia Contrastato
una produzione Mutamenti / Teatro Civico 14 e Piccola Città Teatro


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