DON GIOVANNI, con Arturo Cirillo, adattamento e regia di Arturo Cirillo

Al Metastasio di Prato - Via B. Cairoli 59, PRATO – dal 26 Febbraio al 1° marzo, 2026.
 
Servizio di Cinzia Capristo
 
Foto di Tommaso Le Pera
Al Metastasio di Prato è andato in scena, in un solo atto, un Don Giovanni insolito frutto della mescolanza di più autori adattato e diretto impeccabilmente da Arturo Cirillo che ne è anche l’interprete principale. L’adattamento di Cirillo è stato una rielaborazione ben studiata e concepita che lascia intravedere uno studio delle opere in cui è presente il personaggio del Don Giovanni.
A sipario aperto una scenografia, con scene di Dario Gessati, dall’effetto scenico ci proietta nella scena prima del Don Giovanni del poeta e librettista Lorenzo Da Ponte: è notte, siamo in un giardino con delle statue, la scalinata di un palazzo e sulla balconata appare una nobil donna Donn’Anna, mentre dalla platea furtivamente entrano in scena Don Giovanni, interpretato da Cirillo, insieme al suo fido domestico Sganarello, interpretato da un divertente ed esilarante Giacomo Vigentini, una musica in sottofondo li accompagna. 

Foto di Tommaso Le Pera
Don Giovanni entra nel palazzo e tenta di sedurre Donn’Anna, interpretata da una bravissima e raffinata Irene Ciani, mentre Sganarello a protezione del proprio padrone sorveglia e con questi versi si esprime: “Notte e giorno faticar Per chi nulla sa gradir; Piova o vento sopportar, Mangiar male e mal dormir… Voglio far il gentiluomo, E non voglio più servir. Oh, che caro galantuomo! Voi star dentro con la bella, Ed io far la sentinella!...Ma mi par che venga gente… Non mi voglio far sentir”. 

Foto di Tommaso Le Pera
Si nasconde perché qualcuno ha sentito le urla di Donn’Anna, è il Commendatore suo padre che accorre a salvarla per difendere il suo onore e sfida a duello il seduttore, che lo ferisce a morte; da qui si elevano i canti che danno inizio ad una commedia musicale che accanto alle movenze leggiadre di Cirillo offrono allo spettatore una versione completa dell’opera teatrale soprattutto quando viene intonato il brano: “Là ci darem la mano” dal Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart.

Foto di Tommaso Le Pera
In questo frangente si innesca il Don Giovanni del commediografo e drammaturgo francese Jean-Baptiste Poquelin Molière che ci proietta nel secolo dei lumi quando scrive una commedia in prosa in cinque atti rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1665 e in seguito riadattata più volte. Rappresentazione questa come monito alla trasgressione della morale umana e divina. Entra in scena Donna Elvira, moglie di Don Giovanni che sorpresa e sospettosa della sua improvvisa partenza, lo raggiunge poiché convinta di una sua infedeltà; ma per Don Giovanni sposarsi è l’inganno che attua per catturare le donne di ogni rango, grandi dame, damigelle, borghesi, contadine. Sganarello, pur assistendo ai suoi misfatti gli resta fedele, ma prima o poi l’ira funesta del cielo lo colpirà. 

Foto di Tommaso Le Pera
Don Giovanni replica: “Ma come! Vorresti obbligare un uomo a restare legato per tutta la vita alla prima donna che lo cattura, a rinunciare per lei al mondo, a non avere più occhi per nessun altro? Bella cosa, volersi piccare di questo falso onore della fedeltà, seppellirsi per sempre in una passione, e darsi per morto, giovane ancora, a tutta la bellezza che può balenarci davanti agli occhi! No, no, la costanza sta bene soltanto ai damerini da commedia: tutte le belle donne hanno il diritto di affascinarci, e il vantaggio di essere stata incontrata per prima non deve defraudare le altre delle giuste pretese che tutte devono poter avere sul nostro cuore. 

Foto di Tommaso Le Pera
Quanto a me, la bellezza mi conquista dovunque la trovo, e mai cedo tanto facilmente come alla dolce violenza con cui essa ci trascina”. Elvira riesce a trovare il suo consorte, che ipocritamente sostiene di sentirsi colpevole per averla sottratta al convento e di averla sposata sostenendo che il Cielo gli è avverso e come un sommo giudice è pronto a colpirlo. Elvira non crede al marito e giura vendetta. Uno dei temi ricorrenti in questa pièce è il concetto del Cielo come una forza che non si può beffare e che dopo aver concesso svariate possibilità punisce. Un teatro quello di Molière che diventa civico e religioso e incarna il concetto di divinità dell’antica Grecia, un Dio che è causa di intrighi che interviene a risolvere situazioni complicate.

Foto di Silvia Tondelli
Si ritorna nel Giardino citato dal testo di Lorenzo Da Ponte e sul fondo del palazzo illuminato vi sono, ai lati due padiglioni di due contadini, Zerlina e Masetto promessi sposi, ma Don Giovanni è pronto a sedurre Zerlina circuendola; ella prima diffidente cede alle lusinghe con l’idea di poter diventare un’agiata signora poiché lui le promette di sposarla.
Riprendendo nuovamente Molière, Don Giovanni è costretto a scappare, Sganarello gli propone di travestirsi lui da medico e Don Giovanni da viaggiatore; in un dialogo surreale emerge il carattere vile del servo, che racconta di aver abusato dell’abito indossato per prescrivere medicine a caso a chi chiedeva il suo supporto. Strada facendo Don Giovanni e Sganarello incontrano un povero mendicante, al quale chiedono informazioni per giungere in città, in cambio l’uomo chiede l'elemosina, Don Giovanni accetta, a patto che egli bestemmi, ma lui è saldo nella fede e preferisce morire di fame, ma Don Giovanni, mosso da un’inaspettata compassione, gli dona ugualmente un Luigi d’Oro.

Foto di Silvia Tondelli
Nel lungo cammino per ritornare a casa Don Giovanni intravede tra gli alberi un superbo edificio che si rivela essere la tomba del Commendatore da lui ucciso sei mesi prima, una sua statua si trova nel Giardino, Don Giovanni beffandosi della statua ordina al servo di invitarla a cena. Con grande sorpresa di Sganarello la statua gli risponde chinando la testa a guisa di consenso. Don Giovanni scettico invita lui stesso la statua che riaccetta nel medesimo modo, ma incredulo nega l’accaduto con Sganarello. Rientrato a casa ordina che gli venga servita la cena, ma si presenta alla porta un creditore che chiede di essere rimborsato, ma viene ricevuto con grandi cerimonie e scuse per l’attesa di tre quarti d’ora nell’atrio. 

Foto di Silvia Tondelli
Ma Don Giovanni non è l’unico ad avere conti da pagare vi è anche Sganarello che con un pretesto congeda il povero creditore. Ma un’altra visita viene annunciata l’arrivo del padre di Don Giovanni, Don Luigi, interpretato da un poliedrico Rosario Giglio, giunto sin lì per rimproverare il figlio per la vita sregolata che conduce. Don Luigi ricorda come abbia a lungo desiderato e pregato il cielo per avere un figlio, che adesso è motivo di vergogna e di dolore e alle parole sarcastiche del figlio va via, ma non appena si congeda, Don Giovanni mostra tutta la sua contrarietà. Dopo la visita del padre Don Giovanni sembra redento suscitando commozione in Sganarello, il quale viene subito smentito dal suo padrone, che lo lascia basito asserendo che l’ipocrisia è una maschera per ingannare il mondo, ed elogia l’ipocrisia. Prima di potersi sedere per la cena giunge la notizia che una signora velata desidera parlargli, è Donn’Elvira. Ella, non più carica di astio lo supplica, in nome dei sentimenti che provò per lui, di redimersi salvandosi dall’ira celeste, annunciando che si ritirerà a vita solitaria nonostante che lui preso da un nuovo sentimento misto a una struggente malinconia, la esorta a restare.

Foto di Silvia Tondelli
La cena viene finalmente servita, ma prima che Don Giovanni e Sganarello possano iniziare a mangiare, vengono interrotti da una ulteriore visita colui che ironicamente avevano invitato a cena, ossia la statua del Commendatore. La statua che va dai vivi rispecchia il rito dei morti, rappresenta colui che punisce, l’ospite inatteso invita a sua volta Don Giovanni a venire alla sua cena, la sera successiva, chiedendogli se ne avrà il coraggio. Don Giovanni accetta la sfida sicuro di sé e sicuro di essere padrone del suo stesso destino portandosi Sganarello sgomento. Un fantasma rievoca ferite profonde, il cielo non dà scampo. La statua proclama che il perseverare nel peccato comporta una morte funesta. La battuta finale della pièce è affidata ad un irriverente Sganarello, che di fronte al castigo del padrone non fa altro che reclamare la sua paga.

Foto di Silvia Tondelli
Un Don Giovanni cangiante quello di Cirillo, che porta sulla scena il suo bagaglio di conoscenze accanto al suo stesso personaggio ormai entrato nella memoria collettiva che lo identifica con movenze sinuose e leggiadre, tuttavia in questa opera il personaggio Arturo Cirillo trasborda in un narcisismo a dismisura portando sulla scena a tratti un Don Giovanni altero e sprezzante in contrasto con il pensiero di Molière che prendeva in giro i boriosi, i vanitosi e i saccenti.
La compagnia formata da bravissimi attori hanno ben interpretato i vari personaggi, alcuni di loro hanno recitato più ruoli dimostrando capacità di trasformazione e bravura nel cambiare pelle con disinvoltura, bravissima Irene Ciani che ha interpreta Donn’Anna e Zelina, un valente Rosario Giglio ha dato grande prova attoriale interpretando con maestria diversi personaggi (Don Luigi, Commendatore, Signor Quaresima) bravissimo e disinvolto anche Francesco Petruzzelli che ha interpretato (Don Ottavio, Masetto, un povero Ragotino, lacchè di Don Giovanni), una brava e straordinaria Giulia Trippetta ha interpretato Donna Elvira. Insomma, una compagnia coesa che ha saputo evidenziare minuziosamente i ritmi recitativi dei vari copioni del Don Giovanni. 

Foto di Silvia Tondelli
La contaminazione dei registri dal comico al drammatico e l’utilizzo di versi e prosa, hanno reso la drammaturgia e i suoi personaggi singolari e caratterizzanti, ottime le musiche di Mario Autore che hanno fatto da corollario, insieme alle luci di Paolo Manti, ad un’atmosfera onirica e surreale.
Nei saluti finali la compagnia è stata omaggiata da grossi applausi del pubblico, mentre Arturo Cirillo smessi i panni di Don Giovanni volteggiava col suo perenne personaggio: Arturo Cirillo senza però adombrare una compagnia teatrale d’eccezione.
 
DON GIOVANNI, con Arturo Cirillo, adattamento e regia di Arturo Cirillo
con Arturo Cirillo,
Irene Ciani, Rosario Giglio, Francesco Petruzzelli, Giulia Trippetta, Giacomo Vigentini
Scene di: Dario Gessati
Costumi di: Gianluca Falaschi
Luci di: Paolo Manti
Musiche di: Mario Autore
Assistente alla regia: Mario Scandale
Regista assistente: Roberto Capasso
Assistente scenografo: Stefano Pes
Costumista collaboratrice: Anna Missaglia
Produzione: MARCHE TEATRO - Teatro di Napoli – Teatro Nazionale - Teatro Nazionale di Genova –Emilia Romagna Teatro ERT - Teatro Nazionale
 
Le prime sei foto sono di Tommaso Le Pera
Le altre foto sono di Silvia Tondelli

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lery

          

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