IL BERRETTO A SONAGLI di Luigi Pirandello regia Andrea Baracco con Silvio Orlando

Al Teatro Mercadante dal 18 al 29 marzo 2026
 
Servizio di Rita Felerico
 
Regista scespiriano nel segno della ricerca della verità ad ogni costo per dare senso ad una realtà che si presenta come menzognera,
Andrea Baracco si avvale anche di un richiamo scenografico surreale – il famoso dipinto Golconda di Magritte – per creare una atmosfera che sia la più vicina alle intenzioni del grande drammaturgo agrigentino, Nobel per la letteratura nel 1934.
La struggente comicità che percorre tutta la trama de Il berretto a sonagli e le parole e le azioni del protagonista, Ciampa, interpretato da un fantastico Silvio Orlando, mi hanno ricordato le parole della scrittrice Anna Maria Ortese ne Il Porto di Toledo: “La vecchia natura delle cose non mi andava. Inventai dunque una me stessa che voleva una aggiunta al mondo, che gridava contro la pianificazione ottimale della vita”. Il grido finale di Ciampa, lungo, angosciante, doloroso, sofferente, sopra le righe, liberatorio con tutte le sue contraddittorietà espressive, esprime con convinzione e forza una rivolta all’impossibilità di mutare le cose secondo la verità ma secondo una ‘pianificazione umana’ che cancella non solo la dimensione umana, ma rimette nel silenzio la verità delle cose.

Il grigio abito di Ciampa, la sua ferita sulla fronte, memoria antica di una condizione umana, il bianco accecante del vestito di Fifì  (
Michele Eburnea) fratello della moglie tradita, Beatrice (Stefania Medri ), e la Nina ( Annabella Marotta che ha saputo creare un breve ma intenso cammeo interpretativo ) l’amante del marito di Beatrice e moglie del Ciampa, raccontano della immobilità al cambiamento, del pullulare di luoghi comuni nelle relazioni, dei ’pupi’ che si è costretti ad interpretare per conformismo all’interno di una società cieca e sempre meno umana, che non usa il cervello con libero spirito critico. 

Chi soccombe a questo meccanismo ? Tutti, perché taciti soccombenti, ma soprattutto i deboli della catena sociale, coloro che hanno difficoltà o sono impossibilitati a far sentire a grandi toni la propria voce. Ciampa e Beatrice nell’intrico delle verità / specchio, delle false ragioni, si scambieranno infine i ruoli, i pupi da indossare in un gioco doloroso che vedrà sacrificare non solo la verità ma le persone e il contenuto di senso della stessa vita.

Un Silvio Orlando, al suo primo Pirandello, accolto con sincera partecipazione dal pubblico, che ha lungamente applaudito alla prima.   Un cast armonico, indipendentemente  da una più  coordinata volontà di regia, che del berretto a sonagli offre una lettura secondo le parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche, da tutte le etichette concettuali, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà, quella effervescenza fantastica, che oggettivamente possiede”. Così riportano le note di presentazione, che richiamano al valore del doppio sguardo della parola nel teatro e nella letteratura. 
 
IL BERRETTO A SONAGLI

di Luigi Pirandello
regia Andrea Baracco
con Silvio Orlando
e con (in o.a.)
Francesca Botti, Michele EburneaFrancesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Stefania Medri, Marta Nuti
scena Roberto Crea
costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Simone De Angelis
sound designer Giacomo Vezzani
revisione linguistica Letizia Russo e Andrea Baracco
aiuto regia Andrea Lucchetta
direttore tecnico Luigi Flammia
datore luci Christian Pizzingrilli
fonici Alberto Luciani Gianrocco Bruno
sarta Piera Mura
macchinista Filippo Canfori
segretaria di compagnia Chiara Pazzini
amministrazione di produzione Mary Salvatore
management Federico Corona
direzione generale Maria Laura Rondanini
una produzione Cardellino srl
in coproduzione con Teatro Stabile dell’UmbriaTeatro Stabile di Bolzano
 
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