Al Teatro Mercadante di Napoli
dal 15 al 26 febbraio 2023.
Servizio di Pino Cotarelli

Napoli –
Francesco Niccolini, nella sua lettura del
Don
Chisciotte, in programma al Teatro Mercadante di Napoli dal 15 al 26
febbraio, parte da una sorta di esperienza premorte di un paziente in
rianimazione, per materializzare una dimensione immaginaria nella quale, assumendo
l’identità di Don Alonso morente, l’uomo si sostituisce allo stesso,
sottraendolo alla morte per un tempo necessario per compiere le valorose
imprese del cavaliere errante Don Chisciotte. Una lucida incursione nella
continua lotta fra le due identità che
Alessio Boni riesce a rappresentare
con la sua magistrale bravura, alterando anche la voce, rendendola rauca e
forzata, riproponendo così un perfetto Don Chisciotte con la sua ostinazione da
paladino della lealtà, nella difesa dei deboli e degli oppressi, contro quelli
che alla sua mente appaiono nemici: mulini a vento, greggi di pecore e altro ancora.
Il cavaliere nei suoi itinerari erranti, ispirati da ostinate letture, alla
conquista di un proprio regno, è accompagnato dallo scudiero Sancho; un contadino
al quale promette una isola intera, interpretato con bravura e ironia da
Serra Yilmaz, che solleva Don Chisciotte dai
momenti di scoraggiamento con una comprensione complice, che non delude i sogni,
ma che rimane ancorata alla realtà. La compagine attoriale, composta oltre che
da Alessio Boni e da Serra Yilmaz, da:
Marcello Prayer, Francesco Meoni,
Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico, è risultata di notevole
livello, applaudita lungamente da un pubblico soddisfatto della bella e
riuscita rappresentazione, apprezzata anche per la sua leggerezza.

La splendida scenografia di Massimo Troncanetti composta e
scomposta nel corso della rappresentazione dagli stessi artisti, ripropone la
magia di un mondo magico, al tempo del regno di Filippo III di Spagna. Una
splendida ricostruzione di un Ronzinante di pezza, manovrato ad
arte da Biagio Iacovelli riproduce movimenti e suoni che appaiono quasi reali.
Appropriati i costumi di Francesco Esposito, le luci di Davide
Scognamiglio e le musiche di Francesco Forni che con i contrasti
fra intensità di suoni e colori dalle tinte tenui, riportano l’atmosfera di un’epoca
sospesa fra realtà e immaginazione. Una versione piacevole di Don Chisciotte,
che esalta il coraggio del personaggio di Miguel de Cervantes Saavedra,
sospeso fra normalità e follia, che finisce rinchiuso nell’ultimo sogno del
paziente che appare nel finale, abbandonato dai medici ormai arresi al suo difficile
recupero, che sembra ancora aggrapparsi al suo scudiero Sancho. Un rappresentazione
che evidenzia la giusta ambizione di un progetto ben realizzato in tutte le sue
componenti, che poggia sulla notevole bravura artistica dell’intero cast.

Note di Alessio Boni
Chi è pazzo? Chi è normale?
Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di
più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per
compiere atti eroici.
La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante,
il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il
quotidiano umano, ma che solo ci rende umani.
L’animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L’uomo lo
sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto,
coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire,
lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni
degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire?
Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un
ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto
quotidiano. E che, involontariamente, l’ha reso immortale.
È forse folle tutto ciò? È
meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma,
in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli
uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete –
avvalendosi del sogno, della fantasia, dell’immaginazione – sono stati spesso
considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa.
Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro
visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che
meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo,
Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don
Chisciotte.
DON CHISCIOTTE liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes
Saavedra,
adattamento di Francesco Niccolini
Drammaturgia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello
Prayer e Francesco Niccolini
Regia Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer
Con Alessio Boni, Serra Yilmaz e con Marcello
Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico
Ronzinante Biagio Iacovelli
Scene Massimo Troncanetti
Costumi Francesco Esposito
Luci Davide Scognamiglio
Musiche Francesco Forni
Produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo
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