IL LUTTO SI ADDICE AD ELETTRA di Eugene O’Neill traduzione e adattamento Margherita Rubino, regia Davide Livermore

Al Teatro Mercadante di Napoli dal 14 al 18 gennaio 2026

Servizio di Rita Felerico

Le luci, la musica, i pochi, studiati oggetti di scena e una essenziale scenografia trascinano lo spettatore indietro o meglio fin dentro un tempo non definibile ma presente nella sua immobilità inconscia, fuori dai confini di una realtà, che scorre al lato della volontà dei protagonisti di questa tragica storia.

Ci si sente subito imbrigliati dalle emozioni e dalle immagini che suscitano le parole di uno dei capolavori della drammaturgia del Novecento: il lutto si addice ad Elettra, che il Nobel Eugene O’Neill scrisse nel 1931, prima del premio del 1938. La regia di Davide Livermore infatti mira a scompigliare il gioco dell’ipocrisia e denudare ciò che muove l’azione di uomini e donne che non riescono a reggere la scoperta delle verità che si vogliono celate e cancellate dalla falsità imperante delle relazioni sociali, familiari, personali.

Si legge nelle note in brochure : “Forte degli attraversamenti critici della tragedia classica compiuti con Elena Orestea, dopo avere indagato i meandri della psiche umana contemporanea con Grounded di George Brant e Il viaggio di Victor di Nicolas Bedos, Davide Livermore affronta per la prima volta l’opera di Eugene O’Neill” , omaggiando Luca Ronconi , il  famoso allestimento del 1997 – della durata di 5 ore - , al Teatro Stabile di Genova, dove Elisabetta Pozzi interpretava  il ruolo di Lavinia, ovvero l’ Elettra nell’ Orestea di Eschilo, a cui si ispira lo scrittore americano, accanto a Mariangela Melato, che nella edizione di Ronconi interpretava la madre Christine.

Se per Ronconi – come afferma la Pozzi in una intervista- era acclamata la inattingibilità della tragedia, Livermore rilegge la tragicità del classico greco rimandando lo spettatore alla tragica assenza della conoscenza e dell’esperienza del tragico nella società contemporanea, puntando così a far permanere nella struttura della regia e della trama le funzioni del coro, del destino e del peso che possono avere le parole e le azioni nella vita e nei vissuti della memoria. Sparisce il mito – continua la Pozzi – resta la Storia.

Nella sua messa in scena, Livermore affida alla grande attrice genovese il ruolo di Christine Mannon (ovvero Clitennestra), il ruolo di Ezra Mannon / Agamennone a Paolo Pierobon, attore capace di passare con maestria dal teatro al cinema alla televisione, a Linda Gennari. che negli ultimi anni si è distinta in diversi spettacoli prodotti dal Teatro di Genova (Premio ANCT come migliore attrice per Grounded) quello di Lavinia, a Marco Foschi quello di Orin Mannon. Ad Aldo Ottobrino, apprezzato attore di scuola genovese, spetta, infine, il ruolo dell’amante di Christine.

Tre ore e trenta di spettacolo scorrono facili, senza cadute di attenzione, perché come è nell’ideazione i vari step del racconto vengono strutturati in forma di piccole storie, inquadrature filmiche legate fra loro da simboli (per esempio i fiori) atmosfere (dalla guerra di secessione si passa alla fine della seconda guerra) e persino dal colore, rosso, dei capelli di Christine e di Lavinia. Si accenna anche al radiodramma, trasmissione seguitissima per gli appassionati della radio, oggetto intorno al quale diverse generazioni sono cresciute. Simboli che segnano il perdurare   della memoria di ciò che accade, non solo la memoria dei fatti, ma anche quella delle pulsioni e dei sentimenti.

Livermore sollecita così la riflessione su sé stessi, sul fatto che Paradiso e Inferno sono dentro di noi, che occorre aprire gli occhi sulla responsabilità del nostro pensare e agire. “Ciascuno deve illuminare personalmente la propria strada, il proprio cammino: ciascuno di noi deve essere tribunale a sé stesso” dice Livermore nell’intervista rilasciata ad Andrea Porcheddu, che termina con una frase volta a specificare con chiarezza la funzione politica del teatro, oggi, il senso quindi di questa sua Elettra.

Ci troviamo in una società che basa il proprio giudizio politico sullo sfascio, sull’insulto, sulla semplificazione, l’aggressione. Noi dobbiamo portare altre istanze. Dobbiamo far sentire che la vita è molto più complessa, e far sì che le persone possano desiderare questa complessità, il dubbio, questa profondità di pensiero e di azioni”.
Grande prova di tutti gli attori, con grande passione fin dentro i ruoli; una magia l’armonia creata dal regista coordinando scena, parole, luci, colori, musica, ispirata quest’ultima alla produzione di due grandi Maestri, Maderna e Ghedini, che il fascismo aveva messo in un angolo.


IL LUTTO SI ADDICE AD ELETTRA
di Eugene O’Neill
traduzione e adattamento Margherita Rubino
regia Davide Livermore
con Elisabetta Pozzi, Paolo Pierobon, Linda Gennari, Marco Foschi, Aldo Ottobrino
e con Carolina Rapillo e Davide Niccolini
scene Davide Livermore
costumi Gianluca Falaschi
musiche Daniele D’Angelo
luci Aldo Mantovani

produzione Teatro Nazionale di Genova

 
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