Il Vedovo, con Massimo Ghini e Galatea Ranzi, regia di Massimo Ghini, adattamento di Ennio Coltorti e Gianni Clementi

Al Teatro Politeama Pratese - Via G. Garibaldi 33/35, PRATO – il 17 alle ore 21 e il 18 alle ore 16 Gennaio 2026.

Servizio di Cinzia Capristo

Al Politeama di Prato è andata in scena una delle commedie post-neorealismo di uno dei massimi registi della commedia all’italiana Dino Risi che nel 1959 dirige “Il Vedovo”. Commedia interpretata da due ciclopici attori come Alberto Sordi e Franca Valeri. La versione cinematografica è ambientata a Milano, mentre in questa pièce l’ambientazione è romana. Sordi e Valeri con le loro rispettive ironie graffianti e le loro maschere tragicomiche hanno reso celebri difetti e vizi degli italiani in modo caricaturale, ma con uno sguardo in fieri, come in questa commedia, anticipando, senza volerlo, i tempi.

La trama, pur se con alcune modifiche di qualche personaggio e per qualche dettaglio, segue lo schema originale. Il copione è classico: lui, la moglie e l’amante. Un triangolo amoroso dove a contare è il dio denaro. Lui, Alberto Nardi, interpretato da un bravissimo Massimo Ghini, industriale poco accorto negli affari, si ostina a mandare avanti un progetto dell’ingegnere tedesco Fritzmayer, interpretato da Diego Misasi, per la costruzione di ascensori che lo condurrà al fallimento totale. Nardi, ormai sull’orlo di una crisi di nervi, cerca conforto nell’amante e sostegno economico dalla moglie Elvira Almiraghi, interpretata da una magnifica Galatea Ranzi

Elvira affarista spietata e lungimirante, si trova a doversi confrontare con il marito, da lei chiamato “Cretinetti”, per la sua incapacità imprenditoriale e per il suo attorniarsi di gente altrettanto inetta. Elvira fa avere un sostegno economico al marito velatamente tramite un suo uomo di fiducia Lombardoni, interpretato da Giuseppe Gandini, che gli presta denaro a tassi altissimi e che segue le direttive di Elvira. L’inizio della pièce, come da copione, parte da un sogno fatto dal protagonista: il funerale della moglie dove lui eredita tutto; sogno confessato al servile marchese Stucchi, interpretato da un elegante e misurato Luca Scapparone, ma strano a dirsi, proprio costui sarà l’artefice che porterà ad un reale funerale sul finire della commedia.

Il sogno iniziale di Nardi diventa tangibile quando gli viene comunicato che il treno dove viaggiava la sua consorte Elvira è deragliato finendo nel lago di Como, tuttavia per una coincidenza del destino Elvira non si trovava su quel treno, ma quando ritorna a casa, il giorno dopo, trova che si sono tenuti i suoi funerali e ad accogliere parenti e amici c’è Gioia l’amante del marito, interpretata da una brava Giulia Piermarini, a quel punto Elvira con uno spirito encomiabile si allea con l’amante presentandole il ricco imprenditore Carlo Fenoglio, interpretato da un bravo Tony Rucco, e umiliando ancora una volta il marito.

Oberato dai debiti Nardi si chiude in convento per una crisi mistica, da qui premedita la dipartita della moglie per ereditare il patrimonio, ma i bizzarri e improvvisati tentativi porteranno a situazioni tragicomiche e ad un inaspettato finale, fortunae rota volvitur, la sorte è mutevole e imprevedibile. Lo spettacolo, una seconda edizione, omaggia il capolavoro cinematografico di Dino Risi che punta ad una satira amara sui rapporti di coppia. L’interpretazione da mattatore di Massimo Ghini e la magistrale interpretazione di Galatea Ranzi, hanno reso questo spettacolo all’altezza dei protagonisti cinematografici. Tuttavia, l’adattamento di Ennio Coltorti e Gianni Clementi pecca nel rendere protagonisti anche figure minori e allungando i tempi della commedia. La regia di Ghini trasborda in personaggi caricaturali e slang romaneschi e triviali che ne delineano un filone cinematografico popolare per antonomasia discostandosi dalla commedia all’italiana quale questa commedia appartiene. 

Inoltre, il teatro ha tempi diversi dal cinema e appare evidente che alcune scene aggiuntive appesantiscono la trama. La scenografia è essenziale e individua due ambienti principali dove si snodano le vicende dei protagonisti, a sinistra l’ambiente della fabbrica, a destra quello di casa con arredi semplici e basilari; completano le scene pannelli rimovibili per rappresentare successive ambientazioni, il tutto rappresentato da quadri scenici dove le luci che oscurano le scene rappresentano sipari immaginifici di una realtà che muta costantemente, mentre le musiche di Davide Cavuti completano dando forza e colore alle scene di Andrea Bianchi. Belli e appropriati al contesto i costumi di Annalisa Di Piero.

Anche se l’ambientazione è diversa il capoluogo lombardo, Milano, simbolo del potere economico, resta il principale nucleo intorno al quale si muovono i protagonisti. Elvira nel suo essere cinica, spregiudicata e snob, diventa il perno centrale dell’intera storia, colei che muove i fili di coloro che le ruotano attorno e Galatea Ranzi è stata superlativa nella sua interpretazione. Una commedia questa pièce che sembra non avere tempo, i suoi personaggi sono intramontabili, scavano nell’animo umano nella sua complessità e questo il pubblico lo ha percepito rendendo omaggio ai protagonisti dell’intera compagnia con grandi plausi.

 


IL VEDOVO: dal film di Dino Risi
Massimo Ghini e con Galatea Ranzi
e con Giuseppe Gandini, Leonardo Ghini, Giulia Piermarini, Diego Sebastian Misasi,Tony Rucco,Luca Scapparone
Regia di: Massimo Ghini
Adattamento di: Ennio Coltorti e Gianni Clementi
Scene di: Andrea Bianchi
Costumi di: Annalisa Di Piero
Musiche di: Davide Cavuti
Produzione: Enfi Teatro, Artisti Riuniti, Il Parioli

Foto Silvia Tondelli

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti