HOTEL DALIDA, con Roberta Lidia De Stefano, regia di Roberta Lidia De Stefano
Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale – per Campania Teatro Festival il 09 alle ore 21, luglio 2025.
Servizio di Cinzia Capristo
La kermesse Hotel Dalida, andata in scena a Palazzo Reale inizia
in musica con la canzone di Dalida “Helwa Ya Baladi”, un omaggio all’Egitto che
la cantante, di origine egiziana, fa al suo paese natio e che è diventata un
inno per gli egiziani in patria, ma anche per quelli della diaspora. Questa musica ci proietta in uno scenario di guerra. La
protagonista Iolanda, impersonata da una bravissima Roberta Lidia De Stefano
che ne cura anche la regia, è un Reporter di guerra al Cairo. Come in tutte le
guerre tutto intorno a lei è miseria e macerie, bambini e donne fuggono e abbandonano
la città, i combattimenti si susseguono, e Iolanda, reporter in quel paese, si
rifugia nella stanza di un hotel. Da questo hotel inizia un viaggio surreale
che la porterà ad incrociare la sua esistenza con quella della cantante Dalida.
Il sole cala al Cairo il 3 maggio e una lunga notte l’aspetta, cerca
qualcuno per chiedere notizie, ma nessuno sa dirle oltre quelle quattro mura cosa
sta succedendo, mentre la città brucia a ferro e fuoco, prova a chiedere
notizie anche in altre lingue, ma la gente autoctona gli dice che quella non è
la sua guerra perché non appartiene a quel popolo. Ma le guerre non hanno
colore ne lingue, sono guerre ed appartengono ad ognuno di noi. Lo scontro
viene enfatizzato dalla canzone di Dalida “Bang Bang”. I pensieri di Iolanda reporter
si confondono con le canzoni di Iolanda Dalida.
Iolanda reporter ricorda le tante guerre alle quali è stata spettatrice
inerme, ricorda la battaglia di Bassora per l’invasione dell’Iraq, e di come un
tempo quella città era “una cartolina”. Ricorda la Guerra del Golfo, di come ha
perso un occhio durante alcuni scontri e di come un reporter deve mettere in
conto gli inconvenienti del mestiere per raccontare in libertà ciò che accade e
invoca i tre principi della Rivoluzione francese égalité, fraternité, liberté, messe
continuamente in discussione, mentre il brano di Iolanda Dalida “Parole parole”
si leva come un monito. Iolanda Reporter vuole telefonare al Governo italiano e
al suo compagno Luigi, Iolanda Dalida canta “Je suis malade”, ma bisogna
resistere all’oblio della guerra e Iolanda reporter registra tutto e scrive per
non dimenticare, mentre Iolanda Dalida canta “Pour ne pas vivre seul”. La
solitudine come catarsi del corpo e dell’anima.
Iolanda reporter ricorda come ha conosciuto il suo compagno,
dell’amore che li lega, di come per la carriera ha perso un figlio, ma anche
dei rispettivi tradimenti. Del suo invaghirsi di un ragazzo molto più giovane
di lei, mentre in sottofondo Iolanda Dalida canta “18 ans” e poi “Love in
Portofino”. Iolanda reporter brinda al tempo che passa e alle promesse fatte e
il brano “Avec le temp” la supporta perché solo il tempo è giudice indefesso. Ad un certo punto Iolanda Dalida si materializza e come in un
sogno le appare. In un dialogo surreale le due Iolande iniziano a confrontarsi,
ne nasce uno scontro e poi una pacificazione perché le due donne sono molto più
simili di quanto pensano: entrambe non vedono bene, hanno avuto conflitti
interiori, entrambe sono mosse dalla passione per la loro carriera, entrambe
vivono in una guerra perenne fatta di vite vissute, scoprono che i loro
compagni si chiamano entrambi Luigi e a questo punto il ricordo di Luigi Tenco
è forte e un canto si leva a ricordarlo “Ciao amore ciao”. Iolanda reporter si desta dal sogno, Dalida è sparita ha lasciato
il posto a un silenzio inusuale, ad un sole fortissimo, non si sente più
sparare, tutto è finito. “No where no here” “Da nessuna parte, ora qui” una
manifestazione per la liberazione è in atto, mentre va in sottofondo la canzone
“Le temps des fleurs”, ma Iolanda reporter muore per un colpo vagante, muore
sulla scena di guerra così come la canzone di Iolanda Dalida “Mourir sur
scène”. Un’ottima performance quella della poliedrica De Stefano che ci
proietta verso mondi paralleli; oltre a recitare e curare la regia la De
Stefano canta la maggior parte dei brani di Dalida con una estensione vocale
notevole e con un timbro di voce che ricorda molto quello di Dalida, insomma
un’artista completa che ha dato prova delle sue notevoli capacità.
HOTEL DALIDA IDEAZIONE
E REGIA ROBERTA LIDIA DE STEFANO
CON ROBERTA LIDIA DE STEFANO
TESTO E DRAMATURGIA IRENE PETRA ZANI
DISEGNO DEL SUONO E COMPOSIZIONI MUSICALI ROBERTA LIDIA
DE STEFANO E GERARDA AVALLONE
DISEGNO LUCI SERENA SERRANI
DIREZIONE TECNICA SILVIA LAURETI
SCENE E COSTUMI ROBERTA LIDIA DE STEFANO REALIZZATI DA ERIKA
CARRETTA E SOFIA MURARI
ASSISTENTE SOFIA MURARI
FOTOGRAFIE E VIDEO IN SCENA SERENA
SERRANI
TRADUZIONE CANZONI E SOPRATITOLI ROBERTA LIDIA
DE STEFANO
PRODUZIONI INDIPENDENTE RO.SE/BRUGOLE
& CO/LECITE VISIONI
CON IL SOSTEGNO DI TEATRO DEI FILODRAMMATICI
MILANO/FOYER SPAZIO CULTURALE/SEMENTERIE ARTISTICHE
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